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Boschi contro il cemento, il cambiamento climatico si affronta dal basso

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Ambiente e Sostenibilità
29 Novembre 2024

Da Firenze a Genova, passando per i territori di Coop Amiatina, gli alberi sono protagonisti di progetti per la tutela dell'ambiente e la valorizzazione dei territori. Partendo dall'insegnamento del botanico Stefano Mancuso, che propone la ripiantumazione come mezzo di lotta al cambiamento climatico, dirigenti e soci Coop si attivano per ripopolare di verde e far vivere aree abbandonate. Perché, come insegna il professore, si può cambiare anche con piccole azioni.

Ci vorrà ancora qualche anno perché il bosco si infittisca, i tronchi degli alberi diventino robusti e le fronde piene. Ma i 3.000 fusti sono lì, sui 6 ettari di terreno dove prima sorgevano i capannoni di un allevamento intensivo di maiali. Nel verde sorge ora una grande struttura in legno, un’aula didattica che accoglierà scuole e visitatori per parlare di natura, ambiente, salvaguardia degli ecosistemi.
Siamo a Montopoli Val D'Arno, alle porte di Firenze, nel primo bosco biosostenibile d'Italia, realizzato da Unicoop Firenze nel 2022 grazie anche al contributo di 5.000 soci, che hanno donato 225mila euro attraverso l'iniziativa “Abbraccia un albero”. L'operazione, costata più di 2 milioni di euro, ha permesso di smaltire 17.500 tonnellate di rifiuti edili, e dove prima c'era cemento ora c'è verde. Il 21 novembre, Giornata mondiale degli Alberi, è stata inaugurata la struttura che ospiterà visite didattiche e percorsi educativi, e i bambini di due classi delle scuole primarie di Montopoli hanno piantumato dieci nuovi alberi.

Alberi per assorbire Co2 e prevenire le alluvioni

«Questo luogo era tutto il peggio che può esistere, ora è il sogno di quello che dovrebbe accadere dappertutto», ha detto Stefano Mancuso, che in un certo senso ha ispirato il progetto, facendosi da tempo portavoce della necessità di piantare alberi per salvare il pianeta. Il botanico, docente all'Università di Firenze, è tra coloro che hanno contribuito alla realizzazione del bosco nel 2022, con il team multidisciplinare Pnat e la consulenza di Legambiente, ed è già stato al fianco di Coop nel progetto Oasi urbane, che ha permesso di piantare 10.000 alberi in dieci città italiane. Mancuso ci ha tenuto a ribadire che il bosco di Montopoli non è solo un regalo alla cittadina toscana, ma un contributo concreto, per quanto piccolo, alla causa ambientale. Stando ai calcoli, da qui a dieci anni quest'area verde assorbirà 170 tonnellate di CO2 e altri inquinanti, che diventeranno 1.400 tra trenta. Una sfida di sostenibilità, in un momento storico in cui la natura e le alluvioni che si sono seguite negli ultimi anni in Italia e non solo, dall’Emilia-Romagna a Valencia, ci ricordano che il cambiamento climatico è qui e ora, con i suoi devastanti effetti.

Un modello da replicare

Una volta cresciuto, il bosco di Montopoli proteggerà il terreno anche dalle alluvioni, ha ricordato lo scienziato. «Man mano che gli alberi cresceranno, renderanno l'ambiente più resistente agli eventi meteorologici estremi che ci attendono. Il terreno dei boschi assorbe l'acqua piovana, impedendo che questa influisca tutta nei corsi d'acqua, come succede quando c'è il cemento», sono le parole dello studioso, che ha concluso augurandosi quanto fatto a Montopoli possa diventare un modello da esportare e replicare in tutta Italia. Un modello davvero, se si pensa che inizialmente il terreno era stato acquistato per costruirci un ipermercato, guardando proprio al benessere della comunità. E un insegnamento, che si possono cambiare le cose: «Soltanto lavorando dal basso e moltiplicando le azioni virtuose possiamo sperare di contrastare efficacemente la crisi climatica».

Secondo uno studio pubblicato su Science nel 2019, piantare mille miliardi di alberi da qui al 2050 potrebbe risolvere in parte la crisi climatica. Da qui è nata una campagna internazionale per la piantumazione di foreste.

Il Frutteto genovese che fa comunità

Da Montopoli a Genova, sono sempre gli alberi i protagonisti di una storia dai contorni green, che lega giovani generazioni, Coop, e le tesi del botanico Mancuso. Nel capoluogo Ligure è nato due anni fa il Frutteto di comunità. Sorge nell’area verde di San Siro di Struppa, territorio di circa 6.000 metri quadrati per lungo tempo abbandonato, ma dove dal 2021 è partita un’opera di riqualificazione, gestita da una rete di associazioni locali. Qui Coop Liguria ha donato alcuni degli alberi del progetto Oasi urbane. A piantarli, curarli e farli crescere materialmente sono i giovani dell'associazione Trash team, gruppo di appassionati che si sono uniti cinque anni fa per promuovere piccole azioni concrete a tutela della loro terra. Hanno iniziato con la pulizia del torrente Bisagno, finché non sono stati contattati dal Municipio che cercava idee per riqualificare quell'area lasciata a sé stessa. «Il caso ha voluto che io e Sara Cardellini, attuale presidente dell'associazione, fossimo appena tornate dall'esperienza della Coop Youth Experience dei 1.000 alberi in 10 città. Eravamo rimaste affascinate dalla lectio magistralis che Stefano Mancuso aveva tenuto ai noi ragazzi, ed è nata l'idea di realizzare un frutteto sociale, per restituire quelle aree alla cittadinanza. Il passo successivo è stato contattare Coop Liguria», spiega Erika Venturini di Trash team. 

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Un bambino per ogni fusto

Quando è stata realizzata la prima piantumazione, nel 2022, nove famiglie residenti in quel quartiere sono state invitate a piantare un albero per i loro bambini. Oggi i fusti sono una sessantina: «Sono disposti in semicerchi, ognuno di loro ha una targhetta con su il nome di un bambino della zona, e al centro di tutti c'è un ciliegio dedicato a una persona che non c'è più. Ora gli alberi sono ancora piccoli, ma quando cresceranno vorremmo diventasse un'area di sosta per le famiglie e per tutti i visitatori dell'acquedotto storico di Genova, di cui uno degli ingressi è qui vicino. Un posto per rilassarsi sotto gli alberi e fare un picnic, e lasciar giocare i bambini all'aria aperta», spiega Erika. Gli alberi da frutto, meli, peri, susini, albicocchi, peschi e ciliegi sono tutti di specie autoctone antiche che oggi quasi non si vedono più: li stanno crescendo i ragazzi con l'aiuto di volontari, e presto saranno a disposizione di tutti.

Bambini e adulti in campo 

In Coop Amiatina, giovanissimi dagli 8 ai 15 anni sono stati protagonisti di uno spettacolo che parla di alberi e smuove le coscienze, e che, traendo ispirazione proprio da una puntata del podcast di Stefano Mancuso: “Di sana pianta” racconta la storia degli alberi colpiti dalla bomba atomica di Hiroshima, i cui semi oggi sono stati piantati in diverse parti del mondo, a mostrare che la vita vince, anche sulla distruzione.
Lo spettacolo si è tenuto a Santa Fiora, magnifico borgo medievale nel Grossetano, nel corso della Consulta dei comitati soci di Coop Amiatina a fine novembre. Non è un caso: l'intero incontro ha avuto come focus l'ambiente e l'importanza di promuovere azioni concrete per la salvaguardia del verde, coinvolgendo scuole, soci Coop e associazioni. Stefano Mancuso era anche lì, e nel suo intervento ha parlato alla platea della necessità di un cambio di passo, partendo dai numeri: quelli dei materiali sintetici prodotti dall’uomo, che per peso hanno superato sulla Terra i materiali viventi. E quelli gli alberi abbattuti negli ultimi due secoli, pari a 2.000 miliardi di unità, con conseguenze sull'equilibrio climatico che possiamo immaginare. 

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L'idea dei soci di Coop Amiatina: una ghianda per il futuro

«Io sono molto fiducioso e ottimista perché mi ripudia l’idea di far parte della specie più stupida in assoluto, e perché ciò che ci differenzia dalle altre specie è questo grosso cervello che abbiamo, uno strumento importante, fondamentale e potentissimo che stiamo utilizzando nella maniera peggiore possibile», sono le sue parole. «Solo piantando alberi, tanti alberi, possiamo mitigare gli effetti metereologici che ci attendono. Questa è la prima azione che dobbiamo fare: per ogni euro che investiamo in alberi abbiamo un assorbimento di anidride carbonica che è mille volte superiore a quella di qualsiasi delle tecnologie umane che possiamo attuare».
Diversi comitati soci di Coop Amiatina hanno già seguito questa strada, in alcuni casi abbinandola ad altre attività, come la costruzione di casette per le api o la raccolta di tappi di plastica. A simboleggiare l’impegno a continuare, tutti i partecipanti alla Consulta di Santa Fiora hanno ricevuto una ghianda da piantare, per far crescere una quercia. Un piccolo gesto che però, unito agli altri, può fare la differenza.

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