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Il 4 settembre è stata presentata a Milano la nuova edizione della campagna di Coop che ogni anno raccoglie buoni da donare alle scuole, ed è arricchita di un progetto didattico. Quest’anno si parlerà di “salute circolare”, dei quattro elementi naturali, e dello stretto legame tra ambiente e salute umana. Lo scopo, spiegano i protagonisti, è mostrare con i fatti come ogni nostro gesto può cambiare le sorti del pianeta e del nostro futuro.
C’è un terrario al centro del palco del Teatro Franco Parenti di Milano, il 4 settembre. Siamo alla presentazione di “Coop per la scuola 2026”, l’occasione è di quelle che contano: a parlare alla platea, oltre al presidente di Coop Italia Domenico Brisigotti, ci sono la virologa Ilaria Capua, il direttore della popolarissima piattaforma di divulgazione scientifica Geopop Andrea Moccia, e Carmela Favarulo, che coordina a livello nazionale attività e progetti sociali di Ancc-Coop, sono moderati dal caporedattore digitale del quotidiano Domani, Danilo Fastelli.
Il bel vaso con il tappo di sughero e le sue piantine non si trova in bella vista perché “è tanto di moda”, scherza dal palco Ilaria Capua, oggi Senior Fellow of Global Health alla Johns Hopkins University. È lì perché simbolo dell’ultima edizione della campagna di educazione che Coop dedica agli studenti, e che quest’anno prevede un percorso didattico su ambiente, ecosistemi e “salute circolare”. Circolare è anche il bell’oggetto in mostra, proprio come la Terra, e come il nostro pianeta è un sistema chiuso: nulla vi entra e nulla vi esce. Se inquiniamo, se produciamo scorie o rifiuti, non potremo pulire e poi buttare via l’acqua sporca, come facciamo a casa. Tutto resterà dov’è, con effetti a cascata, fino ad arrivare a noi. «Siamo tutti insieme su questa astronave e dobbiamo prenderci per mano», esorta la virologa.
Capua è l’ideatrice del concetto di Salute circolare, che ispira l’intero progetto. È partita dai 4 elementi definiti degli antichi greci: terra, acqua, aria, fuoco, e ai presenti mostra con fatti, dati e grafici, come siano tra loro strettamente connessi. Scorre le diapositive, ed ecco le immagini dell’hantavirus, il patogeno che ci ha fatto così paura nei mesi scorsi, quando è “salito” su una nave da crociera. Aveva trovato terreno fertile in una delle troppe megadiscariche a cielo aperto, poi negli uccelli, e da qui ha fatto il “salto” su un ornitologo poi salito a bordo. Nella slide successiva i titoli di giornale raccontano la tragedia in Nepal, dove una lastra enorme di ghiaccio si è staccata dalle vette travolgendo villaggi e persone. La causa è nota: il rialzo delle temperature che ha provocato lo scioglimento e poi il distacco di una enorme fetta di montagna gelata. Il caldo estremo è anche all’origine delle immagini che seguono. Sono state scattate da un satellite e vi si vede la Francia nel 2024 e nel 2026. In tre anni uno spazio sterminato di verde ha fatto posto a una distesa secca e gialla. Arriva subito dopo l’animazione della Nasa che mostra i movimenti dei fumi generati dagli incendi, si muovono per tutto il globo, ne raggiungono ogni angolo.
Foto credits: Mourad Balti Touati - Ansa
Non ci sono solo le conseguenze puramente fisiche: «Avete mai pensato quanto il cambiamento climatico, il caldo estremo e le catastrofi possano influire sulla salute mentale delle nuove generazioni? È stato studiato che ciò che viviamo sta avendo effetti molto negativi», dice Capua. «Con che spirito un bambino o un ragazzo possono guardare oggi al futuro, sapendo che quella passata sarà l’estate più fresca dei prossimi vent’anni?».
Comprendere tutto questo è fondamentale per reagire e voltare pagina, iniziando dal nostro quotidiano. «Sapere quanto sia importante non sprecare l’acqua, o chiamare i vigili del fuoco non appena si vede un focolaio d’incendio, limitare certe attività, imparare a essere cittadinanza attiva, può fare la differenza. Ecco perché con “Coop per la scuola” vorremmo spargere semini di consapevolezza», prosegue l’esperta. «Portare fatti, combattere fake news che negano le evidenze scientifiche, spiegare meccanismi di causa effetto e conseguenze, in modo accessibile e comprensibile, per sviluppare e diffondere pensiero critico. Non possiamo lasciare che i nostri ragazzi si “ingozzino” di contenuti social acriticamente. Servono loro strumenti per metterli in condizioni di affrontare la complessità».
È qui che entra in gioco Geopop, che oggi raggiunge oltre 16 milioni di follower e che, con Ilaria Capua e Giunti Scuola, ha collaborato alla realizzazione della proposta didattica Coop. Sono tutti materiali per lo più interattivi, giochi, quiz e sfide per imparare giocando. Una “spinta gentile” alla riflessione e al cambiamento, dunque. Che inizia dentro i giovanissimi, nella loro coscienza. La missione che il team di Geopop si è data, spiega infatti il geologo e fondatore Andrea Moccia, è promuovere prima di tutto l’abitudine al “pensiero circolare” nelle nuove generazioni, conditio sine qua non per attivare quella transizione necessaria. «Bisogna agire sul modo di pensare. Che significa passare dal pensiero lineare “compro-uso -getto”, a quello circolare: «Ciò che faccio non si conclude, diventa l’inizio di qualcos’altro. Le scuole e i docenti hanno un ruolo strategico in questa partita. È la scuola il luogo sacro della nostra società, il posto dove si piantano le basi del futuro. Se i messaggi e la cultura passano da lì, stimolati da una buona relazione con i professori e con i coetanei, se c’è passione, i concetti imparati resteranno impressi per sempre».
La scuola come protagonista, allora, istituzione principe per promuovere una cittadinanza attiva. Questa consapevolezza anima Coop dal 1980, da quando cioè, racconta Carmela Favarulo, Coop ha cominciato a portare cultura nelle scuole, con l’educazione al consumo consapevole. «Siamo partiti con le iniziative nelle piazze, le Giornate dei Giovani Consumatori che coinvolgevano centinaia di migliaia di bambini e famiglie, con una formula assolutamente nuova: imparare facendo, attraverso esperienze di laboratorio - dice la coordinatrice nazionale attività e progetti sociali di Ancc-Coop -. All’inizio si parlava di alimentazione e nutrizione, di etichette, confezioni, messaggi pubblicitari, negli anni abbiamo allargato l’orizzonte ad altri temi cari a Coop, l’etica, i diritti civili, l’ambiente, e sostenibilità». Il modus è lo stesso che ha ispirato i nuovi percorsi didattici sulla salute circolare: coinvolgere e interessare, con un approccio che non fosse verticale, come suggerivano già negli anni ’80 le nuove correnti di pensiero della pedagogia. «Lo abbiamo fatto prima trasformando i supermercati Coop in luoghi di apprendimento, con laboratori e attività, poi entrando nelle scuole».
Mai come oggi, forse, fare cultura ambientale e salute circolare è diventato urgente. Il confine è stato varcato, ripetono gli ospiti sul palco, lo abbiamo forse capito davvero per la prima volta quest’estate, indietro non si torna. Si può agire, però, anche se i decisori fingono di non sapere. «La spinta dal basso può smuovere montagne» ripete Ilaria Capua. «Da ex parlamentare ho visto con i miei occhi che quando le cose sono calate dall’alto non funzionano. Ma quando arrivano dalle persone, dalla società civile, quando c’è un movimento che chiede le cose con forza, allora i decisori si svegliano».
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