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Il racconto di Martina e Carlo, due dei partecipanti al percorso formativo sull’intelligenza artificiale nel cibo, realizzato da Coop ed EIIS. Hanno partecipato a Torino a una full immersion in presenza, dal 1° al 3 ottobre, e a una gara di idee. Ora spiegano come, secondo loro, l’AI può essere messa al servizio del consumatore.
Le loro teste ribollono di idee, le parole scorrono rapide, le bocche sorridono come quelle di chi si è divertito tanto, ha scoperto, sperimentato. Carlo e Martina sono rientrati nelle loro città, in Romagna e in Veneto, ma ancora hanno gli occhi pieni di ciò che hanno imparato in questi mesi: tecnologie che semplificano la vita dei consumatori, supermercati a misura di cliente, metodi smart per offrire una spesa su misura.
Li incontriamo in video call: sono due degli 850 giovani che hanno seguito il percorso AI for Food, e di tappa in tappa hanno passato le selezioni per essere ammessi alla terza fase, una full immersion di tre giorni a Torino, dall’1 al 3 ottobre, nei giorni dell’Italian Tech Week, dove si sono messi alla prova progettando un’idea.
AI for Food è l’ultima nata tra le iniziative di Coop per i giovani under 30: un corso gratuito, realizzato in collaborazione con l’European Institute of Innovation for Sustainability (EIIS), ente di alta formazione sui temi della sostenibilità e delle nuove tecnologie. Scopo del percorso, rivolto ad appassionati di intelligenza artificiale ma anche di cibo, è quello di aiutarli a sviluppare le competenze per applicare l’intelligenza artificiale al settore agroalimentare.
L’avventura è iniziata a giugno, con i primi 850 ragazzi e ragazze con meno di 30 anni che hanno seguito un primo modulo di lezioni online; da qui si è passati alla fase due, in cui i 170 selezionati hanno preso parte a una serie di appuntamenti, sempre online ma interattivi, fino ad approdare allo step torinese, dove 50 di loro, divisi in dieci squadre, si sono sfidati nell’ideazione di uno strumento che permette di applicare le infinite potenzialità dell’intelligenza artificiale al mondo del cibo e della distribuzione.
«Il primo giorno sono entrati nella realtà dell’Ipercoop di Collegno, in provincia di Torino. La giornata prevedeva “shadowing”, l’osservazione dei comportamenti dei consumatori nel supermercato, e una serie di interviste qualitative ai dipendenti per esplorare l’esperienza d’acquisto dal punto di vista dei clienti. Si sono immedesimati in determinate categorie di consumatori, e con il supporto di nove facilitatori di Design Thinking hanno poi intervistato, divisi in gruppi, diverse figure professionali che operano nei negozi.
In questo modo hanno potuto intercettare bisogni ed esigenze legate al mondo del cibo e della distribuzione», spiega Francesco Provenzano, Design Director e docente di Service e Inclusive Design al Politecnico di Torino, che li ha seguiti sia nel percorso formativo sia nella tre giorni.
«Il 2 ottobre è stato dedicato alla Italian Tech Week, dove i ragazzi e le ragazze hanno potuto conoscere leader del settore, partecipare a masterclass, assistere a eventi sul tema, immergendosi nel mondo delle nuove tecnologie e delle sue logiche. La giornata è stata arricchita da un momento di confronto interno, in cui i partecipanti hanno condiviso riflessioni sui talk e sulle ispirazioni raccolte. Infine, il terzo giorno, a coronamento di tutto, sono stati protagonisti in un workshop di co-creazione, in cui i 10 team hanno lavorato con il metodo del Design Thinking, attraversando fasi di ideazione, clustering, storytelling, sintesi visiva e pitch finale. In sostanza, hanno costruito le loro idee per generare soluzioni, partendo dai bisogni che avevano intercettato, guidati sempre dal nostro team di esperti».
Il bilancio, dice il docente, è più che positivo: «Ho visto molto entusiasmo, molta partecipazione e tante idee, di cui alcune davvero brillanti. È stato bello avere tanti giovani che interagiscono tra di loro, si scambiano idee e pensieri divertendosi. Anche i tanti momenti di svago che hanno puntellato il programma ci hanno aiutato a creare una vera e propria squadra».
Per Martina e Carlo, quello di AI for Food è stato un viaggio che ha lasciato il segno. «È come se questo corso mi avesse aperto la mente e gli occhi sulla possibilità di utilizzare l’intelligenza artificiale in tanti ambiti», spiega Martina, che al corso si era iscritta per “unire” le sue due passioni, la tecnologia e la cucina: «Mi occupo di digital in una compagnia assicurativa e curo con la mia mamma un blog di cucina, ma fino a questo momento non avevo ben capito come le due cose si potessero intrecciare. Ora è molto chiaro. Visitando una vigna, per esempio, ci hanno mostrato come i sensori e la rilevazione di una serie di dati sulla coltivazione possano essere utilissimi per avere prodotti migliori».
Ciò che ha più colpito i giovani corsisti, però, è stata l’esperienza di “rivisitare” l’ipermercato Coop di Collegno mettendosi nei panni di altri, conditio sine qua non per creare un servizio che risponda a necessità reali. «Normalmente quando entro in un supermercato penso ai miei bisogni, non avevo mai provato ad immedesimarmi in quelli di utenti così differenti e lontani da me. Gli anziani, per esempio, o chi ha meno disponibilità di tempo. Offrire un’esperienza migliore vuol dire anche pensare a loro: una cartellonistica troppo piena di informazioni, per citare un solo esempio, può essere più faticosa e meno utile per chi è anziano e fa fatica a leggere», dice Carlo, ingegnere alimentare che lavora nel mondo del food.
La tecnologia è il suo pane quotidiano, spiega: «Eppure ho imparato molto in questi mesi. Le tematiche sono state trattate in modo non banale, trasversale, questo ci ha restituito una visione d’insieme e nuova. Tra le cose che hanno lasciato il segno in me, in modo positivo, c’è l’aver affrontato in modo così approfondito il tema dell’etica dell’intelligenza artificiale, il fatto che bisogna riuscire a mantenere in ogni idea la centralità dell’essere umano. È un concetto che molti danno per scontato, ma quanti si attengono a questo principio?».
Forse non è un caso che le idee che i dieci gruppi hanno messo a punto abbiano al centro il cliente. Quella del team di Martina, per esempio, guarda al consumatore straniero, e punta ad aiutarlo a orientarsi tra prodotti ed etichette: «Siamo partiti dal presupposto che per una persona che non parla italiano possa essere difficile leggere ciò che è scritto sulle confezioni, così come “navigare” uno store dove tutte le informazioni sono nella nostra lingua. E allora abbiamo immaginato una App personalizzata, che parte dalla scansione di prodotti che hai in frigo, per suggerirti ricette che ti aiutano a consumare ciò che è in scadenza, sulla base della tua dieta, e ti indica anche il supermercato più vicino, per poi guidarti sino allo scaffale. Una sorta di servizio personalizzato che, analizzando i tuoi dati, le tue abitudini, e l’offerta ti accompagna per facilitarti la vita».
Il progetto di Carlo e del suo team è rivolto invece a tante tipologie di clienti: creare “box” con i prodotti necessari per realizzare una ricetta. Anche in questo caso si parte dai dati di acquisto dei clienti e negli store. «Le box vengono composte e suggerite ai singoli clienti sapendo, per esempio, che alcuni prodotti vengono sempre venduti insieme ad altri, e offrendo così la possibilità di fare la spesa in modo veloce, sapendo che stai comprando ciò che rispecchia i tuoi gusti. L’idea “fa bene” alle vendite, ma aiuta anche il cliente a tagliare i tempi, e perché no, a testare nuove ricette che potrebbero piacergli», spiega Carlo.
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