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#FreschissimiCoop

La pesca piatta, che profuma di rosa e di sole

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Freschissimi Coop
12 Luglio 2024

Nell'azienda agricola Eleuteri, circa 200 ettari di frutteti sulle colline tra Fermo e Macerata, ci sono ancora le quattro piante di pesca Saturnia che Giorgio Eleuteri piantò 39 anni fa. Sono lì a ricordare quell’intuizione, arrivata dopo un viaggio negli Stati Uniti: riprodurre e migliorare la pesca piatta che Giorgio aveva assaggiato negli States, in Virginia, selezionando una varietà tutta marchigiana, lanciando un prodotto allora assolutamente insolito. Nasceva così nel 1985 la pesca Saturnia (il marchio è stato poi registrato dall'azienda nel 2010), tra le più buone e apprezzate sul mercato, che troviamo sui banchi frutta dei negozi Coop con il marchio Fior Fiore, quello dell’eccellenza. A continuare il lavoro iniziato da suo padre, nell’azienda agricola di famiglia oggi c'è il figlio Marco, che continua il sodalizio con Coop e coltiva pesche con la stessa passione e il rigore di allora. 

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    Negli anni '80 suo padre Giorgio ha avuto il coraggio di portare sul mercato italiano un prodotto nuovo, ci racconta com’è andata?
    Tutto nasce da un viaggio in America, dove mio padre ebbe modo di conoscere questa pesca piatta, ottenuta dai ricercatori dell'Università della Virginia attraverso la selezione di alcune specie esistenti. Vede, quello che i più non sanno è che la pesca piatta e a pasta bianca non è affatto una varietà nuova. Le pesche “primitive” non avevano la polpa gialla, erano caratterizzate appunto dalla polpa bianca e dalla buccia con il pelo, ed erano sia tonde sia piatte. Le pesche a pasta gialla che conosciamo noi, e le nettarine, sono arrivate dopo, quando l’uomo ha iniziato a incrociare e selezionare. Negli Usa, negli anni ‘80 si lavorava per migliorare una specie originaria, che però non era adatta alla commercializzazione perché aveva grossi limiti, tra tutti una durata limitata, che rendeva impossibile conservarla e trasportarla per lunghe tratte. Il frutto marciva prima di arrivare sui banchi dei mercati.

     

    Cosa successe dopo?
    L'Università della Virginia migliorò alcune caratteristiche e brevettò la Stark Saturn. Stark era il nome del vivaista dove era stata messa a punto questa varietà, Saturn deriva dal pianeta Saturno, di cui la pesca piatta ricorda la forma piatta, dovuta all'effetto ottico dato dagli anelli. Mio padre, incuriosito dalla forma, fu poi rapito dal sapore dolce, la polpa e l'aroma rosaceo tipico delle pesche a polpa bianca che mangiava da bambino, e se ne innamorò a tal punto da mettersi in testa l’idea di importarla, per migliorarne ancora aroma e sapore. Nell'85 nacque il primo impianto di produzione, e oggi le quattro piante sono ancora lì, danno i loro frutti, nonostante i peschi si spengano solitamente dopo una ventina di anni di vita. La loro longevità è la testimonianza di come le condizioni climatiche favorevoli di questa zona siano l'ingrediente principale di questo frutto. Le mostriamo sempre alle scolaresche che vengono qui in visita.

     

    Oggi le Saturnie sono amatissime in tutta Italia, una delle eccellenze ortofrutticole delle Marche, è stato sempre così?
    No, e non è stato semplice farle apprezzare: 30 anni fa la pesca piatta era sconosciuta ai più, c'era diffidenza, molti non capivamo questa “nuova” varietà, e per più di dieci anni abbiamo dovuto spesso spiegare che il nostro era un frutto che aveva origini antichissime, e  nel contempo aveva caratteristiche peculiari, gustative…
     

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    Che ruolo ha avuto Coop in tutto questo?
    Fondamentale. Coop è stata tra i primi a credere in noi, ci ha dato una mano a farci conoscere grazie al suo potere distributivo, e in un certo senso siamo cresciuti insieme. Oggi sono più di 30 anni che distribuiscono le nostre pesche. Abbiamo utilizzato la fiducia che hanno riposto in noi per fare sempre meglio. Anche i loro disciplinari sono serviti a farci crescere e a innovare.

     

    Cosa rende queste pesche così speciali e buone?
    Innanzi tutto, è l'habitat che fa la differenza. Coltiviamo prevalentemente in ambienti collinari, siamo a 100-150 metri di altezza, al massimo 7 chilometri dal mare. I frutteti sono dislocati nelle vallate fluviali marchigiane, dove scorrono il Chienti, l’Asola, il Potenza, i corsi d’acqua e torrenti che li ha alimentano. Sono esposti a Sud, la pendenza evita i ristagni d'acqua, dal mare arriva la sera la brezza marina che dona sollievo alle piante in estate. Tutto questo benessere si trasferisce ai frutti, la poca umidità ci consente di evitare grandi trattamenti per sconfiggere patologie tipiche degli ambienti umidi.

     

    Merito insomma delle colline marchigiane…
    Non solo. Sono ormai 40 anni che coltiviamo pesche piatte nelle Marche, abbiamo affinato la tecnica, fatto esperienza, sviluppato un know how di peso. Se è vero che questa tipologia di pesca è geneticamente molto zuccherina, il suo profilo aromatico non è scontato. Per ottenere questi profumi vanno utilizzati determinati accorgimenti, tecniche colturali che garantiscono per esempio una determinata esposizione solare. 
     

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    Cosa fate in concreto, per renderle così dolci e dare loro quell'inconfondibile profumo di rosa?
    Per esempio, usiamo una tecnica di coltivazione, evoluzione del sistema cosiddetto “a Y” che abbiamo messo a punto in azienda e che noi chiamiamo “Y incrociato”: facciamo sviluppare le piante in maniera inclinata, a 60 gradi, perché l'inclinazione consente un migliore irraggiamento solare, fondamentale per la fissazione degli aromi e degli zuccheri nei frutti. E poi facciamo in modo che ogni pianta non sviluppi troppi frutti. Se ne ha meno, può dedicarsi di più a loro, farli più buoni.

     

    Le Saturnie sono anche sostenibili?
    Abbiamo investito molto in questi anni contro i danni del cambiamento climatico, con sistemi antigrandine, pale per produrre vento anti gelata... Purtroppo oggi gli eventi estremi sono all’ordine del giorno, bastano 5 minuti per buttare all’aria il lavoro di 12 mesi. Ma abbiamo studiato anche il modo per limitare l'impatto ambientale delle coltivazioni e aiutare la natura a preservarsi. Con la facoltà di Agraria dell'Università Politecnica delle Marche abbiamo realizzato il progetto Pro-Plat, che prevede tra le altre cose un sistema di irrigazione a goccia, senza sprechi, teli sotto fila per evitare le erbacce - così da non doverle abbattere con i diserbanti - e tecniche naturali contro gli insetti. Anziché usare insetticidi, preveniamo la loro diffusione utilizzando trappole e tecniche come la “confusione sessuale”, un sistema biologico che impedisce al maschio di individuare la femmina, evitando così l’accoppiamento.

     

    Suo padre aveva visto giusto e ha vinto la sua sfida. Qual è la prossima? 
    Abbiamo ancora tanta strada davanti, ogni anno il consumo e la richiesta di Saturnie crescono, dobbiamo continuare a produrre le nostre pesche mantenendo alto il livello qualitativo. Ma guardiamo anche al futuro, la sfida è ora anche mettere a punto altre varietà, come la Nettarina Saturnia, una nuova pesca che unisce le migliori caratteristiche di questi due frutti eccezionali.
     

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