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A inizio dicembre la proposta di legge popolare per istituire una psicologia pubblica in tutti i luoghi di vita è stata depositata in Parlamento. Sono circa 72.000 le firme raccolte, anche grazie all’impegno dei soci Coop, ma la partita più importante inizia ora: trasformare il testo in una vera riforma dell'assistenza psicologica. L'incontro a Roma ha visto riuniti politici, rappresentanti delle istituzioni, esperti, aziende e cittadini, e Coop era in prima fila.
«La campagna inizia ora». È un sabato pomeriggio di dicembre, nel Teatro Off/Off di Roma, e la frase risuona forte, ripetuta più volte. Si diffonde in platea come un incitamento, un invito: andiamo avanti fino all'obiettivo. Sul palco si alternano attivisti, esperti, sostenitori istituzionali, artisti, rappresentanti di aziende, politici e cittadini, chiamati a raccolta da Pubblica, il comitato coordinato dal giornalista Francesco Maesano insieme agli psicologi e docenti universitari Michela Di Trani e Paride Braibanti, che ha dato vita alla campagna “Diritto a stare bene”.
L'obiettivo è ambizioso: far approvare una legge per istituire una rete di servizi di psicologia sul territorio, grazie alla quale i cittadini possano avere supporto gratuito di psicologi pubblici in scuole, ospedali, luoghi di lavoro, servizi sociali, case di comunità, centri sportivi e carceri. E l’appoggio della gente c’è, e si sente. Il testo della proposta di legge di iniziativa popolare, messo a punto dal comitato scientifico dell'associazione , ha raccolto in pochi mesi circa 72.000 firme, ben oltre le 50.000 necessarie per il deposito in Senato, primo step dell'iter legislativo.
Nelle prime file ci sono le persone di Coop, che ha sostenuto attivamente la raccolta con le sue cooperative e con i suoi soci. Nelle scorse settimane centinaia di loro sono scesi letteralmente in strada allestendo 60 punti di raccolta firme nei centri commerciali e nei negozi, nelle grandi e nelle piccole città. Seduti ai banchetti firme hanno spiegato e illustrato il progetto, parlato con le persone e dato i riferimenti per saperne di più, aiutando a fare la differenza.
Come spiega dal palco la presidente di Coop Italia Maura Latini: «I nostri soci si sono messi in gioco, hanno partecipato per contribuire a diffondere la consapevolezza di quanto sia importante creare una rete di psicologia al servizio di tutti. Lo hanno fatto perché siamo convinti della necessità di questo strumento, e credo che tutti noi, che a vario titolo abbiamo partecipato a questa campagna, dobbiamo fare il possibile perché questo grande movimento di persone che è nato, e di cui Coop fa parte, faccia sentire la propria voce alla politica».
Da tempo Coop si occupa di intercettare e prevenire il disagio giovanile, e “Diritto a stare bene” si intreccia con la campagna Coop “Dire, fare, amare”, che chiede di portare l’educazione affettiva nelle scuole, a opera di psicologi professionisti.
«Siamo partiti dalla necessità di promuovere un’educazione alle relazioni nelle scuole, perché convinti che i giovani abbiano bisogno di aiuto, e che per prevenire fenomeni degenerativi come la violenza di genere ci sia bisogno di strumenti e supporti nuovi. Coop è fatta di persone, siamo un’impresa cooperativa e siamo convinti che le persone, insieme, possano raggiungere grandi obiettivi», le fa eco Silvia Mastagni, che segue la comunicazione istituzionale e le pubbliche relazioni per Coop, sul palco di Off/Off assieme a una delegazione di soci.
Sono proprio i giovani i più bisognosi di essere accompagnati e supportati, quello che da soli spesso non riescono ad affrontare un mondo sempre più complesso e difficile. Lo spiega bene la filosofa e scrittrice Michela Marzano, che da docente universitaria incontra quei ragazzi e quelle ragazze ogni giorno: «Insegnando in università ho visto tante fragilità e ho visto un bisogno enorme di essere visti, ascoltati, riconosciuti. I ragazzi della generazione Z si ammalano perché noi adulti non li vediamo, non li ascoltiamo, e non siamo per loro nemmeno più un punto di riferimento. Nelle scuole e nelle università c’è bisogno di figure autorevoli che non appiccichino etichette ma siano in grado di guardarli per quello che sono, senza giudizi. Gli psicologi possono incarnare questo ruolo».
Per andare avanti, però, c'è bisogno che la politica trovi i mezzi e gli strumenti per attuare il progetto sul territorio. E un sostegno bipartisan arriva dalla viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci, dal presidente della X Commissione Affari sociali del Senato Francesco Zaffini e dal deputato Walter Rizzetto, tutti esponenti di Fratelli d'Italia, dai senatori Filippo Sensi (Pd) ed Elisa Pirro (M5S). Sono venuti in teatro per confermare il loro appoggio, e a loro si sommano le decine di sindaci, da Genova a Torino, da Bologna a Firenze passando per Parma, Bari e Bergamo, che hanno sottoscritto e condiviso l'importanza di considerare la salute psicologica ormai una priorità e non più qualcosa di trascurabile.
Non resta, allora, che andare avanti, e il prossimo obiettivo è fare in modo che la proposta inizi a percorrere l'iter parlamentare e non resti a languire fino a fine legislatura, come ammonisce forte della sua esperienza di attivista radicale Marco Perduca, oggi coordinatore dell'associazione Luca Coscioni, tra i sostenitori del progetto. Lo scoglio più grande, è chiaro, è persuadere la politica della necessità di stanziare i 3,3 miliardi di euro previsti perché la macchina dell’assistenza psicologica pubblica funzioni.
Eppure, sottolinea David Lazzari, già presidente dell'Ordine nazionale degli psicologi, basterebbe sapere che oggi, in assenza di una qualunque forma di prevenzione, spendiamo molto di più. «L'Ocse ha documentato che il costo annuale complessivo che l'Italia paga per i disturbi psichici è di 88 miliardi, il 4% del Pil, e si spalma tra sanità, welfare e lavoro. Un costo economico a cui si aggiungono i costi sociali e umani. Aggiungo che oggi nel nostro Paese, su 10 italiani che ricevono aiuto psicologico, 8 lo pagano di tasca propria. Non solo non si fa prevenzione, ma anche dopo, quando i problemi si manifestano, possono chiedere aiuto solo coloro che se lo possono permettere».
I benefici dell’assistenza psicologica, d’altra parte, sono documentati, prosegue Lazzari. «Da ultimo, uno studio coordinato dal Consiglio nazionale degli ordini degli psicologi con diversi atenei italiani ha mostrato che per ogni euro speso per il bonus psicologo, il Paese ne ha risparmiati 12 in altri ambiti. Va preso atto che esiste un malessere diffuso tra le persone, e occorre una politica che si faccia carico di questo problema e adotti una visione più ampia, che vuole salvaguardare l'essere umano e l'umanità».
E allora non resta che programmare i prossimi passi. Ne parla Emanuela Zucconi, coordinatrice regionale della Toscana di “Diritto a stare bene”, una delle più di 1.500 volontarie che si sono unite al Comitato e hanno reso possibile il funzionamento di questa grande macchina.
L'invito per tutti è di far nascere altri gruppi locali, altri momenti pubblici, allestire presidi sul territorio e attivare nuove persone, coinvolgendo la politica a partire dalle amministrazioni locali.
Si continua a lavorare: gli attivisti continuano a incontrarsi online ogni lunedì sera per discutere, programmare le prossime mosse e fare il punto sugli obiettivi raggiunti. La sfida è ardua, ma il sostegno non manca.
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