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A Torino le cooperative di consumatori di tre continenti si incontrano a “Coop for future”: idee e progetti per una spesa capace di cambiare il mondo della Coop danese, di The Co-op Group (Regno Unito), dell’argentina Cooperativa Obrera, di Eroski (ES) dei Paesi baschi e di JCCU - Unione cooperativa dei consumatori giapponesi. Un mondo di valori e solidarietà riconosciuto anche dal presidente della Repubblica Mattarella.
“Offrire generi di prima qualità sani, di giusto peso e a prezzo inferiore di quello degli esercizi”. Era il 1854 e con questo obiettivo apriva a Torino il primo Magazzino di previdenza in Italia ad opera della Società Generale degli Operai, che decise di comprare all’ingrosso generi di prima necessità e rivenderli ai soci al prezzo di costo: nasceva così la Coop. Quell’obiettivo è ancora attualissimo per un’impresa dalla parte delle persone e delle comunità che guarda al futuro con “passion y amor”, come ha detto Héctor Jacquet, gerente dei Supermercatos Cooperativa Obrera in Argentina, tra gli applausi. Jacquet è uno dei volti della cooperazione di consumo che, da tutto il mondo, si sono ritrovati a Torino l’8 novembre per “Coop for future”, appuntamento per i 170 anni di Coop in Italia: non tanto la celebrazione di un compleanno, per quanto di una realtà eccezionalmente longeva e vitale, ma il punto di partenza di una riflessione sul domani. Così a fianco di Ernesto Dalle Rive, neopresidente Ancc-Coop, sono approdate sul palco delle Officine Grandi Riparazioni di Torino testimonianze da tre continenti: della Coop danese, di The Co-op Group (Regno Unito), dell’argentina Cooperativa Obrera, di Eroski (ES) dei Paesi baschi e di JCCU - Unione cooperativa dei consumatori giapponesi (JPN). Perché Coop è tutt’altro che un fenomeno solo italiano. Mentre nel nostro paese conta oltre 6 milioni di soci, l’(ICA) International co-operative Alliance serve 75 milioni di consumatori, associa 27 organizzazioni nazionali di cooperative di consumo, per oltre 550 miliardi di euro di fatturato annuo. Offrendo in ciascun contesto risposte ai bisogni diverse ma ispirate agli stessi valori: l’idea, come ha sottolineato la presidente di Coop Italia Maura Latini, che il cibo è un bene, e non una merce, e una buona spesa può cambiare il mondo. Giacché quella nata a Torino 170 anni fa fu la prima impresa collettiva capace di andare incontro ai bisogni di allora, Coop è pronta a cambiare per assecondare i bisogni di oggi e del futuro. Restando fedele a sé stessa e ai propri valori, a partire dalla democrazia e dalla partecipazione di soci.
In Argentina ad esempio, racconta Héctor Jacquet, a fondare la prima panetteria cooperativa furono operai e ferrovieri, in gran parte di origine italiana, nel 1922. Oggi, nella Pampa, la Cooperativa Obrera riunisce 2,7 milioni di soci: «Nel paese la situazione economica è molto difficile, ma è proprio nei periodi di crisi che la cooperativa cresce di più. Da noi le persone si sentono ascoltate, perché siamo l’impresa sociale degli stessi consumatori e rispondiamo ai loro bisogni» spiega, raccontando con orgoglio che nei punti vendita cooperativi si va soprattutto a comprare i prodotti a marchio, la frutta, la verdura, il latte, i formaggi e la carne: «Non possediamo terreni, ma allevamenti: produciamo la carne direttamente e facciamo mortadella e prosciutto buonissimi. Il nostro slogan è “Il buono, vicino”, perché con una rete di 150 supermercati siamo davvero vicini alla popolazione». Mentre il recupero degli alimenti invenduti, le iniziative culturali e sociali fanno di questi negozi veri e propri poli di solidarietà e aggregazione sociale, con l’attività di 70 circoli soci.
Paese che vai, servizi Coop che trovi. Toshio Tsuchiya, Presidente JCCU - Unione cooperativa dei consumatori giapponesi (JPN), racconta il ruolo chiave di questa realtà in un paese che, come l’Italia, deve fronteggiare il forte invecchiamento della popolazione e dove tra gli anziani dilaga la solitudine. «Siamo nell’era della vita centenaria, dell’ultra longevità – dice -: è una bella cosa e ce ne rallegriamo, ma genera anche problemi nuovi. Ad esempio, nel nostro paese l’assistenza sanitaria si basa su un sistema assicurativo privato e, quando i figli vanno a lavorare nelle grandi città, possono non sentire i genitori per anni. Dunque, i nostri servizi si sono orientati sul fornire beni ma anche attività di cura e servizi per la vita quotidiana. Nel 2050 interi comuni o regioni potrebbero letteralmente scomparire per lo spopolamento, e anche le Coop giapponesi devono trovare soluzioni per affrontare questo contesto, ridurre la propria scala e essere proattive con servizi innovativi». Oggi la Coop nipponiche offrono servizi di home delivery, grazie all’aiuto di volontari accompagnano i soci che vivono soli a fare la spesa, propongono assicurazioni, servizi di welfare e per la salute, come piccoli ambulatori di proprietà della stessa Coop.
A brillare in questo senso sono gli spagnoli di Eroski rappresentati a Torino da Mikel Larrea, director de la Secretaría General della cooperativa iberica, che si basa su un modello di governo originale, centrato sulla relazione con la comunità: «Anche i lavoratori sono soci, e negli organismi di impresa sono rappresentati al 50% insieme ai consumatori». Gli assi su cui poggiare il futuro delle Coop, secondo Larrea, si fondano sulla sostenibilità economica delle imprese cooperative, il cui compito è creare occupazione, ridurre le disuguaglianze e distribuire ricchezza al territorio, generare equità, giustizia e sviluppo sostenendo anche i prodotti e i servizi locali. «In Spagna – ha spiegato Larrea – l’indice di Gini, che misura le disuguaglianze nella popolazione, è stato del 31,5 nel 2023, come in Italia. Ma nella regione spagnola dove abbiamo la maggiore penetrazione è pari a 23, a riprova che la cooperativa è in grado di generare un cambiamento positivo e reale». I cooperatori spagnoli guardano al futuro con determinazione: bisogna contenere i prezzi anche grazie a una nuova relazione con i produttori e i fornitori, adottare l’innovazione e le nuove tecnologie, fare formazione, educazione al consumo e informazione per aiutare i consumatori a scegliere in modo critico e consapevole, puntare con forza sulla sostenibilità ambientale.
Bisognerà però saper osservare il mondo con occhi e strumenti nuovi. Come quelli di Jan Madsen, Ceo di Lobyco di Coop Danimarca (DK), società che sta accompagnando la cooperazione danese nella transizione digitale e il percorso di innovazione per soddisfare i nuovi consumatori. «Oggi le promozioni si fanno ancora come negli anni ’50: la catena sceglie i prodotti e li propone con lo sconto, su un volantino fisico o digitale. È un grandissimo spreco, che non tiene conto dei bisogni di ciascuno e che potrebbe essere superato con l’adozione di tecnologie in grado di interpretare le necessità dei soci con offerte personalizzate, in modo più efficiente e efficace». È urgente dunque, secondo Madsen, recuperare terreno e fare quel salto tecnologico indispensabile per la Coop dei prossimi 170 anni. Le difficoltà non mancano, ma anche l’orgoglio e i punti di forza per affrontarle. In Italia, tira le fila il presidente di Ancc Coop Dalle Rive, Coop è pronta ad aprire un dibattito e una nuova riflessione sul contesto politico e sociale italiano e non solo. «Siamo convinti che la cooperazione sia uno straordinario strumento di risposta alle complessità sociali e economiche di questa fase».
Lo ha confermato, pochi giorni prima dell’appuntamento di Torino per i 170 anni di Coop, anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ospite a Bologna della Biennale dell’economia cooperativa di Legacoop: «La cooperazione, l’impresa solidale, l’economia civile, sono parti qualificanti del nostro modello sociale, fattori di rilievo della ricchezza nazionale per i beni che producono e per il lavoro che offrono», ha detto Mattarella, che ricordando il riconoscimento dato a questa forma d’impresa nella Costituzione ha aggiunto: «La cooperazione, appunto – elemento di democrazia economica – unisce due valori di grande rilievo costituzionale, il principio di libertà di impresa e il principio di uguaglianza”. A sintetizzare la lunga storia di solidarietà e innovazione della cooperazione di consumatori è ora anche il murales “Galassia Coop” di Skim, al secolo Francesco Forconi, artista fiorentino che ha lasciato il segno sui muri di 50 luoghi tra scuole e aziende a che hanno chiesto il suo intervento. Inaugurata nella sede di Coop Italia a Prato in occasione delle celebrazioni per i 170 anni di Coop in Italia grazie alla collaborazione con l’Associazione Culturale Centro Studi Cavallini, l’opera racchiude 60 metri quadrati di colori che attraverso le immagini raccontano i progetti, i protagonisti, persino gli strumenti operativi dell’attività di Coop in quasi due secoli. Dagli storici registratori di cassa, alla data di apertura del primo spaccio, alle barche testimonial delle ultime campagne di sostenibilità fino al logo di Close the Gap (la campagna sull’inclusione e la parità di genere) e la scarpa rossa del 1522.
IMAGE CREDITS: SIMONE DUCCI
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