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Parla la disegnatrice e fumettista Anarkikka che quest'anno, in occasione della campagna di Coop contro la violenza sulle donne, ha disegnato le borse in vendita nei negozi dell'insegna. Parte del ricavato andrà a sostegno di Differenza Donna, onlus che gestisce lo sportello antiviolenza 1522. Il numero è stato stampato su centinaia di milioni di confezioni di prodotti a marchio Coop e su quattro pacchi di pasta che dice: “Basta”.
Camminano diritte, insieme, a testa alta e senza paura, le donne sulla shopper disegnate da Anarkikka. In edizione limitata, saranno in vendita fino a fine mese in circa 1.000 punti vendita Coop in occasione della Giornata contro la violenza sulle Donne, che si celebra il 25 novembre. «Volevo fare una narrazione diversa, che va un po’ al di là dell'immagine della donna maltrattata, dare speranza», dice l'illustratrice.
Stefania Spanò – al secolo Anarkikka, nome del personaggio che l'ha resa famosa e che ormai il pubblico identifica con lei – è illustratrice, fumettista, femminista e attivista e da anni si occupa di violenza contro le donne. Non solo attraverso i suoi disegni (l'ultimo libro illustrato, “Non chiamatelo raptus”, è del 2023), ma collaborando attivamente con i centri antiviolenza di mezza Italia. «Li conosco tutti. E conosco bene il problema, perché io stessa l’ho vissuto sulla mia pelle», dice. Il suo impegno, la sua passione e il suo talento sono le ragioni per cui è stata scelta da Coop per collaborare alla campagna 2024 contro la violenza di genere, che anche quest'anno sostiene Differenza Donna, l’associazione nazionale che gestisce il numero verde nazionale antiviolenza e stalking 1522, e si fa “portabandiera” nella battaglia contro gli abusi. Da una parte, infatti, ci sono le shopper disegnate di Anarkikka, il cui ricavato sarà in parte devoluto all'associazione.
Dall'altra Coop ha realizzato quattro nuove confezioni per altrettanti tipi di pasta di semola a proprio marchio, progettati per catturare l'attenzione di chi entra nei negozi: non la scritta “pasta” campeggia sui pacchi dallo sfondo bianco, ma la parola “basta” seguito da un QRcode che rimanda a un podcast con 6 storie di violenza raccontate da uomini. Sui pacchi, naturalmente, è stato stampato anche il 1522, cifra impressa anche quest’anno su oltre 500 prodotti a marchio e sugli scontrini emessi dagli oltre 1.000 punti vendita coinvolti nella campagna.
«La lotta alla violenza si fa a tutto campo, anche con una shopper o con dei pacchi di pasta che ti fanno riflettere. Andando nei luoghi dove entrano tutti. Finché ce la raccontiamo tra operatori serve a poco, il tema deve arrivare nelle case, sulle tavole delle famiglie, così come le informazioni utili a chi è in difficoltà. Magari chi vede quel pacco di pasta non lo porta a casa, ma il numero lo legge, può usarlo», dice l'attivista. Non mettere il problema in un angolo, ma spostarlo sotto gli occhi di tutti, è il primo modo per affrontarlo, questo è il punto da cui si parte: «Quando dico che la violenza è un problema di tutti, non lo dico per generalizzare. Intendo che alla base di certi comportamenti c’è un problema culturale, c’è una società impregnata di stereotipi che ingabbiano i sessi in ruoli rigidi e non rendono libero nessuno, nemmeno gli uomini, che sono la parte privilegiata. Quel che è peggio è che certi ruoli e certi comportamenti stereotipati continuiamo a perpetrarli». Sono proprio questi comportamenti e convinzioni che ci portiamo dentro, a fare da terreno fertile alla violenza, le piccole disparità meno visibili che molti di noi tacitamente accettano, a creare le condizioni per il suo sviluppo: «Anche gli impegni e i ruoli non equilibrati, il fatto che le donne, anche professioniste, ancora si facciano in molti casi interamente carico dei lavori domestici, e che qualcuno crede che sia giusto così, sono l’humus su cui si coltiva la violenza».
La chiave è smontarli, questi stereotipi, ed è il lavoro che Anarkikka fa con le sue illustrazioni, e con le associazioni con cui collabora: «Sono partita dai titoli dei giornali che raccontano in modo sbagliato la dinamica della violenza e del rapporto di coppia. E adesso porto l'argomento nelle scuole, dove con le associazioni antiviolenza proponiamo progetti e laboratori con gli studenti, perché c’è tanto bisogno di fare chiarezza, e c’è bisogno di educare a riconoscere la violenza. Le nuove generazioni non hanno ancora ben chiaro cosa sia l’amore, confondono gelosia e possesso con questo sentimento. Magari non c'è lo schiaffo, ma c’è il controllo del cellulare, il "come ti sei vestita", "quella tua amica non mi piace”, i prodromi di un rapporto non sano. Con le classi facciamo progetti concreti, per esempio proviamo a progettare campagne di informazione, ma è un modo per entrare nell'argomento e spiegare il rispetto e il consenso. E anche dire loro, specie ai maschi, se notate o vi riconoscete in alcuni atteggiamenti potete chiedere aiuto».
Proprio gli uomini sono al centro della campagna 2024 di Coop contro la violenza sulle donne, protagonisti delle 6 storie che si possono ascoltare nei podcast sul sito coop1522.it e su Spotify, dalle voci degli attori Francesco Migliaccio, Edoardo Barbone e Giacomo Ferraù, sulle note del compositore Fabrizio Campanelli. Gli attori raccontano storie vere raccolte dalle operatrici del 1522, dove a parlare sono colleghi che accompagnano compagne di ufficio nei centri antiviolenza, padri preoccupati per le proprie figlie, figli che hanno visto violenza dei padri, uomini che intercettano comportamenti violenti in altri uomini. Ma che non vogliono più restare zitti.
IMAGE CREDITS: ANSA/FABIO CIMAGLIA
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