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#CloseTheGap

A lezione di parità con Coop e la Fondazione Giulia Cecchettin

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Diritti e Azioni
05 Marzo 2026

In autunno sono partiti i primi corsi di formazione per i dipendenti Coop per parlare di violenza e gender gap, parità, diritti, retaggi culturali. Ecco il racconto di due partecipanti. Ora il progetto si estende e Coop porta con Cose the Gap l'educazione affettiva nei punti vendita, con un relatore d'eccezione. 

 

«Quello che mi è rimasto, dopo, è la consapevolezza. La percezione che il problema della violenza di genere è collettivo, un retaggio culturale che portiamo nelle nostre coscienze, e con cui dobbiamo fare i conti al di là delle esperienze personali. La cosa più pericolosa è che non la vediamo, pensiamo che certe cose riguardino solo chi ha problemi o vive ai margini, invece è anche negli “insospettabili”». Si capisce subito che Marco Rigon è una persona diretta: quando racconta il suo bilancio personale dopo il corso di formazione per dipendenti di Coop Alleanza 3.0 con la Fondazione Giulia Cecchettin, va diritto al punto anche se il tema è di quelli sensibili, la violenza e la parità di genere. «Abbiamo bisogno di iniziative come queste – continua -. E mi fa piacere che l'azienda per cui lavoro si occupi di tematiche sociali, ci metta la faccia e le risorse. Fare cultura della parità e prevenzione è necessario e sono convinto che questo è un lavoro che andrà fatto per anni, anzi, per generazioni, perché il cambiamento non si ottiene in tempi brevi. È come una maratona, se devi percorrere 50 chilometri lo fai ad andatura lenta e costante, ma poi arrivi al traguardo».

La “maratona” di Coop e Fondazione Cecchettin

La “maratona” Coop ha cominciato a correrla lo scorso autunno, quando ha siglato un protocollo d'intesa con la Fondazione Giulia Cecchettin per avviare corsi di formazione per i dipendenti per prevenire la violenza e affrontare le disparità di genere. Un accordo che si è concretizzato in prima battuta proprio con il progetto pilota avviato a settembre da due cooperative di consumatori: Coop Alleanza 3.0 e Coop Reno. I primi corsi hanno coinvolto 145 dipendenti di 5 negozi di Padova e provincia: tre ore di approfondimenti e scambi, in compagnia di due psicologi della Fondazione, che hanno chiamato i partecipanti a riflettere sulla percezione che abbiamo della violenza di genere, dei ruoli, e su quella che è oggi la cultura dominante, sugli stereotipi e i linguaggi che ci condizionano. Lo scopo è quello di diffondere consapevolezza e promuovere una cultura della parità, interrogarsi su ciò che anche inconsciamente tolleriamo e imparare a riconoscere situazioni, comportamenti inappropriati e criticità.

Nuovi corsi e dipendenti “antenne”, l'annuncio all'evento di Close The Gap

La formazione verrà adesso estesa ad altri dipendenti delle due cooperative, che replicheranno ed estenderanno il modello nei propri territori a cui si aggiungeranno quelli di altre Coop in tutta Italia, per un totale di 700-800 persone coinvolte. «L'intesa con la fondazione Cecchettin è stata rinnovata per un altro anno», ha annunciato Milco Traversa, direttore Politiche del lavoro e welfare Ancc-Coop, durante l'evento di Close The Gap tenuto il 27 febbraio al Teatro Parenti di Milano (durante il quale sono state scattate le foto in questa pagina): «Nova Coop, Coop Lombardia, Coop Liguria, Unicoop Firenze e Coop Etruria hanno già dato disponibilità ad avviare un analogo percorso. Oltre alla formazione su educazione alle relazioni verrà inoltre introdotto un progetto più strutturato, su base volontaria, finalizzato a che i partecipanti sviluppino competenze per prevenire situazioni di violenza, sostenere e aiutare chi la subisce, dentro e fuori i luoghi di lavoro. Questi lavoratori diverranno una sorta di “antenne” attive sul territorio».

Il progetto si inserisce in un contesto aziendale, quello Coop, già di grande attenzione sul tema della parità di genere e in particolare della violenza, che già include per esempio corsie preferenziali per le donne vittime di abusi che chiedono trasferimenti in altre città, permessi retribuiti raddoppiati, e dove già due cooperative, Coop Lombardia e Coop Liguria, hanno avviato percorsi di inserimento lavorativo per le vittime di violenza.

Il ruolo dell'educazione alle relazioni

I percorsi pilota di Coop Alleanza 3.0 e Coop Reno hanno intanto gettato il primo seme di consapevolezza nei 145 partecipanti: «Si è parlato di violenza, ma anche di equità nei rapporti interpersonali uomo e donna, per cercare di comprendere da dove scaturiscono certi episodi», spiega ancora Rigon. «Ma abbiamo parlato anche di ruoli aziendali e del fatto che le donne hanno in genere meno potere e stipendi più bassi, lavorano meno ore dei colleghi, proprio per il fatto che la società assegna esclusivamente a loro il compito di occuparsi della famiglia e della casa. Provengo da una famiglia dove i punti di riferimento erano la nonna e la mamma, una sorella e una gatta, perché il mio papà è venuto a mancare quando avevo 14 anni. Questo mi ha aiutato a crescere con un punto di vista diverso, ma ho constatato, allevando i figli della mia compagna, un maschio e una femmina, che a parità di intelligenza si dà per scontato che il maschio non sia sufficientemente maturo per occuparsi di certe cose, e che tendiamo a giustificare certi atteggiamenti. Molti carichi ricadono così da subito sulle figlie femmine, mentre i maschi crescono come in una bolla di protezione, ed è sbagliato».

L'appello di Silvia: «Uomini fatevi avanti»

La violenza, spiega Silvia, non è soltanto nei rapporti di coppia e non è solo quella fisica: esiste anche nei luoghi di lavoro e nei rapporti interpersonali, e nasce da una disparità di fondo, su cui è quindi fondamentale essere allerta. «Mi guardo intorno e vedo ancora tanto maschilismo anche tra alcuni miei colleghi. C'è ancora chi non accetta il fatto di ricevere indicazioni da una donna, solo perché donna; c'è chi è ancora accecato dalla convinzione che “il maschio deve comandare” e allora risponde in modo aggressivo e non educato. E se lo fa perfino un ragazzo di 27 anni, un problema lo abbiamo tutti».
Bisogna che gli uomini prendano più coraggio e si facciano avanti, continua Silvia: «È vero che in Coop lavorano in maggioranza donne, ma al corso a cui ho partecipato ho visto pochi colleghi. Sono impauriti più di noi, penso, e a volte si sentono sotto accusa, ma dai più giovani mi aspetto più coraggio di mettersi in gioco. E allora forza, sbrighiamoci, se l'azienda ci dà una possibilità del genere è ora di sfruttarla». Se non ora, quando?

L'educazione alle relazioni arriva nei punti vendita

Con la sesta edizione di Close The Gap, la campagna Coop per l’inclusione e la parità di genere, Coop prosegue il suo percorso per la diffusione dell'educazione alle relazioni. A Milano, il 27 febbraio ha lanciato un “tour” di conferenze aperte dal nome “L’educazione alle relazioni, secondo me”, tenute dall'insegnante e comunicatore Enrico Galiano. Galiano condivide con Coop parte di questo percorso, perché ha fatto parte del comitato scientifico che un anno fa ha coordinato la ricerca “La Scuola degli affetti. Indagine sull’educazione alle relazioni”, realizzata dall’Ufficio Studi di Coop per sondare il bisogno di un'educazione di questo tipo nelle scuole, come forma di prevenzione della violenza. Altri incontri si terranno in spazi allestiti nei punti vendita delle cooperative, il 21 e 27 marzo a Firenze e a Modena, il 17 aprile a Genova, infine a Roma. Empatia, consenso, intelligenza emotiva e ascolto, educazione affettiva i temi delle “conversazioni aperte”, un modo per portare nei luoghi di ogni giorno consapevolezza e riflessione.

Zero non è un punto di arrivo 

ZERO oggi è assenza di ore, strumenti, 
politiche efficaci per educare alle relazioni.

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