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C’è chi regala ai libri usati una nuova vita, chi li scambia, chi li dona a chi ne ha più bisogno, e chi “porta” le biblioteche nei supermercati. Da “Libri randagi” a Bibliocoop le iniziative delle cooperative Coop, per far circolare la cultura.
Umberto Eco diceva che chi legge avrà vissuto moltissime vite, non solo la sua. Se c'è una ricchezza altrettanto grande, allora, è sicuramente quella di far circolare gli oggetti che quelle vite le racchiudono, e Maria Cangani lo sa. Nella voce di questa minuta signora di Ronciglione, borgo medievale in provincia di Viterbo, c'è tutto l’orgoglio di chi è consapevole di fare un lavoro prezioso. 73 anni, socia attiva della cooperativa da 30, da tre lustri Maria cura nel supermercato Coop del paese il progetto di Unicoop Tirreno, “Libri randagi", che prevede nei negozi spazi di bookcrossing, per far circolare libri, idee, cultura.Anche qui a Ronciglione, come in un’altra trentina di supermercati della cooperativa, chiunque può entrare e donare, oppure prendere ciò che desidera. Dall’arte ai libri per bambini, dalle vite dei santi ai tomi di filosofia, qui da Maria si trova di tutto. Al piano superiore, vicino alle casse, sono esposti i titoli più noti; andando giù, vicino al parcheggio, è stato sistemato l'archivio più grande; nella sala soci, invece, dove Maria timbra e smista, custodisce i tomi più ricercati, per i collezionisti e appassionati.
«Va di moda chiamarlo bookcrossing», scherza la signora, «ma noi è una vita che ci prestiamo i libri. Io li amo da quando sono nata, pensi, il mio primo capriccio da bambina fu perché volevo che mia mamma mi comprasse un libro, poi sono stata maestra e con i libri ci ho lavorato, e ora eccomi qui». Da questo angolo di mondo ne sono passati ben 94.000 di tomi, l’ultimo timbrato sabato scorso. Alcuni hanno fatto migliaia di chilometri e sono arrivati nei Paesi Bassi, Francia, Nord Europa, Australia, Giappone, ma tutti portano il “segno” di Ronciglione: una foglia di alloro tra le pagine, l’ha infilata Maria per dare un buon odore e combattere gli acari. «Li curo come curavo i miei bambini a scuola, per me sono come figli. E offrire questo servizio mi ha dato emozioni indescrivibili. L'altro giorno c'era un ragazzo italiano di origini cinesi, che ha studiato ingegneria e vive in Svezia. Entrando per caso ha trovato un libro di un suo professore di Università, che usato costava più di 80 euro. Non le dico la gioia, quasi piangeva. Quando è andato via ho trovato sulla cassa un cioccolatino. Di episodi così ne potrei raccontare migliaia. Ma la gioia più bella sono gli anziani che qui trovano libri che leggevano da ragazzi, o quelli delle loro mamme. Oppure i bambini, a molti brillano gli occhi quando gliene regali uno. Non è vero che nessuno di loro ama più leggere, alcuni ancora si accendono quando vedono i libri».
I libri di Ronciglione si chiamano randagi perché si muovono, spiega Maria. Li ha portati in ogni luogo, nei reparti oncologici, nelle case famiglia, nelle cassette delle scuole e a teatro, dove sono stati anche scenografia di uno spettacolo teatrale.La porta è sempre aperta, chiunque può venire qui a donare i suoi e a fare due chiacchiere, e l’angolo dello scambio di Ronciglione si intreccia con le storie dei suoi abitanti. «Ogni libro nasconde anche un po' la vita di chi lo ha comprato e lo ha letto. Qui viene chi svuota la vecchia casa dei genitori, chi deve cambiare città, chi deve fare spazio per nuovi arrivi in famiglia. Dietro ogni tomo c’è un’esistenza. A volte trovo tra le pagine dei foglietti, ma li lascio lì dove sono, ormai sono parte di loro».
Quella di Ronciglione non è un'esperienza isolata del mondo Coop, tutt’altro. Nei suoi territori Coop Alleanza 3.0 ha avviato da diversi anni l’esperienza di “Seminar libri” spazi di bookcrossing che si trovano ormai in quasi 100 negozi, alimentati da soci e clienti, dove chiunque può prendere in prestito testi gratuitamente e senza alcun obbligo di registrazione. Con questa iniziativa sono stati creati in giro per l’Italia anche spazi alternativi: piccole casette o armadietti e scaffali nei reparti di pediatria degli ospedali. Il progetto è sostenuto dall'1% della spesa a marchio Coop dei soci.
I libri hanno bisogno di camminare, come dice Maria, e anche di uscire dai luoghi “consueti”. È con questo spirito che Unicoop Firenze ha dato vita nel 2010 a Bibliocoop, progetto culturale in collaborazione con la Regione Toscana che ha lo scopo di portare la cultura in luoghi "familiari". Nei punti vendita Coop della cooperativa, sono così nati spazi dedicati dove prendere testi in prestito, gestiti da volontari, e da qui comunità di appassionati che organizzano iniziative legate alla lettura. «Bibliocoop è una rete di 8.000 lettori, che grazie all'impegno di 500 volontari possono usufruire di un patrimonio di più di 60.000 libri, donati da Unicoop Firenze alle biblioteche comunali, ma disponibili nei punti vendita. È un modo anche per far crescere tesserati delle biblioteche, ogni volta in cui viene aperta ogni Bibliocoop i tesserati della biblioteca a cui fa riferimento, aumentano in media del 50%. Inoltre, è una forma di sostegno per chi non può comprare libri ma li prende in prestito, in un luogo che frequenta abitualmente. Le Bibliocoop sono avamposti di lettura», spiega Tommaso Perrulli , responsabile progetti sociali ed educativi di Unicoop Firenze.
C’è di più, però, perché queste biblioteche “fuorisede” hanno qualcosa che va oltre l'aspetto culturale. «Ognuno di questi presidi dà vita a una comunità di appassionati, gruppi di persone che amano i libri e che si danno da fare per diffonderli. Anche gli acquisti che la cooperativa fa ogni anno per integrare l'offerta sono sempre partecipati. Tutte le volte che si rinnova il catalogo vengono organizzati momento di ascolto e di confronto tra i volontari, ci consultiamo con specialisti che ci supportano dal punto di vista dei contenuti, dopodiché i libri scelti vengono sottoposti al vaglio delle direzioni delle biblioteche di riferimento. È un processo partecipativo che coinvolge tutti», spiega Perrulli. Vengono organizzate attività di laboratorio, eventi con le biblioteche, librerie indipendenti e case editrici, incontri e momenti formativi per i volontari o per accoglierne di nuovi. E una volta all'anno c’è la festa della Bibliocoop, di solito nei giorni dell'anniversario dell’inaugurazione. «Le comunità vengono coinvolte anche con altre iniziative. In occasione del Salone del libro di Torino organizziamo trasferte con tanto di tour guidati, audioguide e accompagnatori tra gli stand degli editori o tra gli eventi di maggiore interesse. Quello della lettura è un mondo meraviglioso, merita di essere conosciuto, e noi cerchiamo di promuovere questo interesse coinvolgendo le persone in modo attivo».
C'è poi chi i libri li dona a chi ne ha bisogno, un po’ come succede con i beni di prima necessità. L'anno scorso in Coop Centro Italia sono nate le prime “collette culturali” che hanno coinvolto 22 punti vendita a beneficio di 20 associazioni, quest’anno l'iniziativa è stata replicata, e nel complesso, tra prima e seconda raccolta sono è stata raggiunta la cifra di 2.713 libri donati. Un'idea che prende spunto da il “Dona la spesa” di Coop e dalle collette alimentari, e che nasce dalla consapevolezza che “non si vive di solo pane”. «Lo spunto è nato parlando tra colleghi, ci si raccontava che in una regione dle Nord Italia una libreria aveva promosso questa iniziativa così abbiamo pensato di farlo anche noi, ma su larga scala, coinvolgendo più negozi», racconta Jacopo Teodori, responsabile Soci e Consumatori della cooperativa. «Abbiamo individuato possibili beneficiari, associazioni che lavorano con i detenuti, i migranti, la Caritas, e abbiamo messo a punto l'iniziativa, che si è tenuta appunto quest'anno per la prima volta. Nei punti vendita con libreria è stato sistemato un carrello come quello della spesa sospesa, per un paio di settimane, e i soci, con i volontari delle associazioni coinvolte hanno organizzato presidi nei week end, per spiegare ai clienti il senso dell’iniziativa, proprio come avviene con le raccolte alimentari che organizziamo periodicamente. Ogni beneficiario ci aveva indicato un elenco di testi utili, e nei casi in cui non si è riuscito a completarlo, le diverse sezioni soci hanno integrato la raccolta acquistando con i fondi propri i libri mancanti». Una sorta di “Dona la cultura” per far arrivare i libri in luoghi dove non giungono facilmente. «I clienti sono molto sensibili a queste iniziative, quando c’è qualcuno che ne spiega loro utilità. In alcuni grandi negozi abbiamo superato anche i 90 libri donati in un weekend. Non è scontato, perché si tratta di oggetti che hanno un costo ben più alto dei generi alimentari, ma fa altrettanto bene»
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