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Il 13 gennaio Beatrice Tassone - una delle prime persone con autismo dipendente della Coop – ha partecipato alla staffetta per le olimpiadi invernali 2026, accompagnata dal collega di Coop Lombardia Andrea Pertegato. «Io autistica, albina e ipovedente, mi sono candidata perché lo sport è accoglienza e ci insegna a credere in noi stessi». Insieme raccontano cosa si prova a partecipare a un evento storico.
Non poteva che annunciarla così, la sua partecipazione da tedofora alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026: un'illustrazione che la ritrae in tuta bianca, i cinque cerchi olimpici stampati sul cappello, la fiamma stretta nella mano destra, il sorriso che sembra non finire mai. A 21 anni Beatrice Tassone è già tante cose: ragazza autistica, albina e ipovedente, fumettista e dipendente di Coop Lombardia – una delle prime persone con autismo a entrare nella grande distribuzione organizzata – e per Coop ha firmato anche “Essere Bea”, il progetto editoriale ideato da Silvia Amodio e Marco Madoglio che racconta con linguaggio autentico e diretto il suo sguardo sul mondo e sull’inclusione. Eppure, oggi c’è una nuova avventura da aggiungere al suo straordinario percorso. Il 13 gennaio è stata tra i tedofori che a Novara, città selezionata come 37ª tappa del viaggio della torcia olimpica, hanno portato in staffetta la fiaccola di Milano-Cortina 2026.
Il giorno dopo, quando la incontriamo in video call, è ancora carica di tutta la meraviglia di quel magico evento, per niente stanca, ancora emozionata. Ci racconta dei preparativi, del suo itinerario in centro città, del momento in cui si è scambiata la fiamma seguendo un rito che si ripete da millenni, e ridendo ci confessa che la sua tuta bianca è già stipata nell'armadio dove custodirà come un tesoro l'alchimia di quel pomeriggio.
«Quando i membri dello staff ci hanno spiegato cosa dovevamo fare e come muoverci, ci hanno detto “state entrando nella storia”. Non capita tutti i giorni che un Paese ospiti le Olimpiadi, per l'Italia è solo la quarta volta, e tanto meno capita di portare la fiaccola, siamo circa 10.000 su 61 milioni di abitanti. Quella fiamma arriva da Olimpia, è passata di torcia in torcia senza mai spegnersi, stringerla anche solo per pochi minuti è una responsabilità enorme. Con noi c'erano persino addetti ad hoc, i «flame angels», che hanno il compito specifico di conservare il fuoco», spiega.
Il momento che porterà con sé, racconta Beatrice, sarà quello del passaggio del testimone. «Si chiama “il bacio della fiamma”. Un attimo prima di subentrare al tedoforo che ti precede, si avvicina a te un operatore che accende il gas della tua fiaccola, una strategia che serve a far sì che la fiamma non si spenga con il vento o con la pioggia. In quel momento comprendi che devi proteggerla a ogni costo». Anche prima, però, sul palco, Beatrice ha vissuto attimi indimenticabili: «Quando mi hanno presentata, qualche minuto prima che arrivasse il mio turno, mi hanno chiesto per chi corressi. La risposta naturale, il motivo per cui mi sono iscritta è “per l'inclusione”, ma in quel momento ero paralizzata dall'emozione, inspiegabilmente ho detto: “per la mia famiglia”. La verità, ora che ci ripenso, è che ho corso anche per loro, in particolare per mia mamma e per mio fratello Riccardo, anche lui autistico come me. In quel momento il mio pensiero era lì».
Le motivazioni che hanno spinto Beatrice a iscriversi sono in realtà molto profonde: la sua famiglia, quello che lei è oggi, il suo lavoro e il suo ruolo nella società c'entrano tutti in ugual modo. «Sono autistica, albina, ipovedente, faccio l'attivista e tratto ogni giorno il tema della disabilità, in modi diversi, nella vita privata e sul lavoro. Ho voluto correre in rappresentanza dell'inclusione, e sono molto contenta e orgogliosa di averlo fatto, e di sapere che la stessa cosa la stanno facendo altri tedofori con disabilità. Lo sport è sempre stato amicizia, sana competizione, inclusione. Le strutture sportive sono i luoghi che per primi accolgono le persone con disabilità, è importante e bellissimo che a rappresentare le Olimpiadi ci siamo anche noi».
Il messaggio è chiaro: includere tutti, e per tutti imparare a mettersi alla prova, sfidando a volte limiti che sembrano insormontabili, come insegna lo sport. Dopotutto, Beatrice lo aveva scritto il giorno dell'annuncio: «Per me questo evento è molto più che una semplice corsa, è un simbolo di ciò che possiamo raggiungere quando crediamo in noi stessi e nelle nostre capacità».
È stato il suo collega Andrea Pertegato, responsabile della Comunicazione istituzionale di Coop Lombardia, cooperativa dove Beatrice si occupa di comunicazione visiva ed è ambassador delle politiche inclusive, a suggerirle di inviare la candidatura come tedofora. Ed è stato lui anche ad accompagnarla il 13 gennaio tra la folla di Novara, con il compito di segnalarle eventuali ostacoli sul percorso. Ad Andrea vanno la riconoscenza e l'affetto di lei, felice di avere vissuto questa esperienza insieme, ma lui non nasconde la gioia di chi ha ricevuto un dono, quello di avere condiviso con Beatrice un pomeriggio irripetibile.
«Ascoltare le parole di incoraggiamento degli organizzatori, che ti facevano sentire parte di un pezzettino di storia, vedere le ali di persone che si aprivano al nostro passaggio, in una città gremita di gente nonostante il freddo polare, leggere l'emozione carica di significato di tutti i partecipanti, è stato incredibile. Con Beatrice siamo abituati a partecipare a “grandi” eventi, è stata assunta in Coop Lombardia davanti al Presidente della Repubblica… ma ieri, man mano che ci avvicinavamo al momento culminante, ci siamo resi conto dell'importanza non solo simbolica di ciò a cui stavamo prendendo parte».
Emozione è il sentimento dominante, spiega Andrea, ma anche orgoglio per avere accompagnato Beatrice in questo percorso così speciale, come “simbolo potente di inclusione, valore e rispetto per le diversità”.
«Questa iniziativa nasce dal desiderio di sostenere Beatrice come collega e come persona, e al contempo di lanciare un messaggio chiaro: lo sport, il lavoro e la partecipazione sociale non hanno barriere insormontabili. A nome di tutti i colleghi di Coop, sono felice di esserle stato accanto il 13 gennaio, in quel tratto in cui ha portato la fiaccola e di poter condividere con tutti un gesto che va oltre la distanza di un chilometro e tocca il cuore di chi crede in un futuro più equo e inclusivo. Con la sua determinazione, creatività e sorriso, Beatrice rappresenta ciò che meglio esprime lo spirito di Coop: promuovere opportunità concrete, dare spazio alle persone perché i loro talenti possano emergere, e costruire comunità in cui ognuno si senta valorizzato».
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