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La pasta solidale che unisce le culture alla Barcolana 55

Coop ha chiamato a raccolta istituzioni, equipaggi e società civile per l'evento “Il Gusto della solidarietà”. 

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Etica e solidarietà
16 Ottobre 2023

Coop ha chiamato a raccolta istituzioni, equipaggi e società civile per l'evento “Il Gusto della solidarietà”, i cui proventi sono andati alla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, che si occupa di bambini affetti da malattie non curabili nei paesi d’origine.


Se è mancato il vento, le emozioni non si sono fatte certo aspettare. Alla 55esima edizione della Barcolana - la spettacolare regata che ogni anno accoglie a Trieste velisti da tutto il mondo - ha contato 1.773 barche in gara e più di 1.100 arrivi nonostante la bonaccia, e ha celebrato la vittoria della Arca Sgr di Furio Benussi, che aveva accanto a sé come co-timoniere sua figlia Marta, 16 anni appena.

 

C'era anche Coop a Trieste, che ha partecipato per il terzo anno consecutivo come sponsor della barca Anywave Safilens, giunta prima nella sua categoria durante la regata. Una vecchia conoscenza: l’imbarcazione è stata partner nel progetto di salvaguardia degli ecosistemi acquatici “Un mare di idee per le nostre acque” e ha portato il marchio delle cooperative di consumatori nelle due edizioni precedenti. E se negli anni passati alla Barcolana Coop ha voluto sostenere l'importanza della tutela dell'ambiente marino prima e della parità di genere poi, per il 2023 il tema chiave è stato la solidarietà e l'incontro tra culture. 

“Il Gusto della solidarietà”, serata di gala tra sapori e culture 

Il messaggio non è arrivato via mare, però, o almeno non solo. Ha viaggiato nei piatti che due chef hanno preparato al light dinner “Il Gusto della solidarietà”, organizzato il 7 ottobre in collaborazione con Il Gusto, la redazione enogastronomica del gruppo Gedi, che ha portato nello storico Hotel triestino Savoia Excelsior Palace istituzioni, equipaggi e pubblico per una cena solidale a cui hanno partecipato oltre 200 persone.

 

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Tra profumi e piatti, brindisi e ricette gourmet, la protagonista è stata la Pasta 3 Grani Pregiati Italiani a marchio Coop, che guarda caso è un “incontro” di grani differenti che le donano un colore particolare, una tenuta di cottura e qualità organolettiche uniche. Coop ha chiamato a interpretare questo connubio due chef molto diversi tra loro, l’albanese Bledar Kola e l’italiana Anna Gisolfi, che hanno celebrato il piatto in modo personale e creativo.

Gli chef della serata 

ANNA GHISOLFI, UNA CUCINA TRICOLORE 2.0

Piemontese doc di Tortona, Anna Ghisolfi racconta una storia tutta italiana, che mette insieme tricolore e innovazione. «Ho iniziato nella cucina di casa, con torte e rinfreschi, perché a differenza di un lavoro tradizionale questa attività mi permetteva, nonostante gli impegni, di vedere durante il giorno i miei tre figli», racconta. Da lì Anna non si è mai fermata, ha coltivato sua passione viaggiando nel mondo alla scoperta di nuovi sapori, frequentando scuole di cucina e lavorando come stagista nel gotha dell'alta ristorazione italiana, per poi aprire un servizio di catering prima e un ristorante poi, nella vecchia chiesa sconsacrata di fronte a casa. «Dico sempre che in 200 metri ho le tre cucine della mia vita, quella del ristorante, quella del catering e quella di casa, che è il luogo dove si fanno progetti e si mangiano gli avanzi», dice ridendo. Lo spirito è però di chi ama superare i confini e sperimentare, come dimostra la pasta e fagioli tricolore che ha portato nella serata Triestina, dove a fare la differenza sono i colori delle diverse varietà di fagioli, il verde e il piccante della rucola e dalla soia, il rosso dei pomodorini. Un classico rivisto nell'ottica dell'allegria. «Perché la tavola è accoglienza e leggerezza - dice Anna - L'immagine che mi viene in mente, quando penso a una pietanza, è quella dei bambini che spalancano la bocca e sorridono davanti a un cibo buono». 

Ritratto Anna Ghisolfi

BLEDAR KOLA, AMBASCIATORE DELLA "GASTRO DIPLOMAZIA"
La storia personale di Kola, nato in Albania e immigrato in Inghilterra a soli 15 anni, racconta quali buoni frutti può portare incontrare mondi e culture differenti. Kola comincia giovanissimo nelle cucine di Londra come lavapiatti, ma finisce presto a imparare il mestiere dietro ai fornelli, per poi lavorare nei ristoranti più rinomati della capitale e di mezza Europa, fino al Noma di Copenaghen. Ma il suo è un viaggio di andata e ritorno che lo riporta a Tirana, dove il talento, l'esperienza e le tecniche acquisite gli permettono di aprire un ristorante tutto suo, valorizzando le ricette della tradizione albanese. Il piatto che ha portato a Trieste, “The goodbye is a hello”, nel nome evoca il suo percorso umano e professionale, e nei fatti combina le due tradizioni culinarie mediterranee e balcaniche, abbinando alla pasta sapori mediterranei come formaggio caprino, zucchine e zucca, e catturando il palato grazie all'uso di consistente diverse. D’altra parte, oggi Kola afferma di essere un sostenitore della “gastrodiplomazia”, ed è convinto che la cucina possa unire popoli.

Ritratto Bledar Kola

I fondi alla fondazione che cura bambini stranieri

L'immagine dei bambini sorridenti evocata dalla chef Ghisolfi è anche quella che ha ispirato l’intera iniziativa di Coop.

 

Il ricavato de “Il Gusto della solidarietà”, andrà alla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, che dal 1994 si occupa di bambini e bambine affetti da malattie non curabili nei paesi d’origine qui a Trieste, città da sempre crocevia di popoli e culture. La Fondazione nasce 30 anni fa dopo l’uccisione del giornalista Marco Luchetta e dei colleghi della troupe Rai di Trieste Alessandro Ota e Dario D’Angelo, colpiti da una granata a Mostar mentre raccontavano per la tv di Stato la guerra balcanica.

 

Daniela Schifani Corfini, oggi presidente della Fondazione, era sposata con Luchetta e racconta come lei, gli amici di Marco e degli altri cercarono, pur nel dolore, di trarre qualcosa di buono da quella tragica vicenda.

 

«Quando la granata esplose, i corpi di Marco e dei colleghi fecero da scudo a Zlatko, un bambino di 4 anni che era corso loro dietro. Zlatko era illeso, ma aveva subito un trauma da shock, ed era destinato a rimanere in quel teatro di guerra, chiuso in un rifugio di Mostar Est, con la sua famiglia. Allora mettemmo in piedi un comitato per evacuare e curare il piccolo». 

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Più di 850 bambini salvati in 30 anni

Nasce così la Fondazione che porta il nome dei tre giornalisti triestini, a cui si aggiunge quello di Miran Hrovatin, l’operatore Rai ucciso in Somalia con Ilaria Alpi, nello stesso anno. La Fondazione ottiene dalla provincia una grande casa a tre piani, in comodato per 20 anni, dalla Regione i fondi per ristrutturarla, e parte il progetto.

 

In 30 anni ha portato in Italia e ospitato con le loro famiglie circa 850 bambini che avevano bisogno di cure e venivano da zone di guerra o aree poverissime. A quello della cura si affiancano altre attività, come l’accoglienza dei richiedenti asilo e i centri di raccolta di beni e abiti, che vengono i distribuiti a chi ha bisogno.

 

«Trieste è terra di approdo di migranti dell'Est e ci sono persone che dormono all'addiaccio, hanno bisogno di tutto. E allora noi facciamo un po’ di tutto». 
 

Vento in poppa per la solidarietà

Al momento sono 11 le persone ospitate nelle residenze, 4 nuclei in tutto, perché i bambini arrivano sempre con un accompagnatore e spesso con fratellini.

 

«Purtroppo può succedere che le mamme si trovino costrette a scegliere tra l’accompagnare il figlio malato o restare con gli altri piccoli, non è così che dovrebbe andare. Di recente, dopo una lunga battaglia, siamo riusciti a far ottenere il permesso di ingresso a una signora eritrea con la sua bambina di 5 anni, alla gemella e all'altro fratellino di 3 anni. È stata una grande vittoria. Ma la solidarietà va sostenuta, e per questo serve la generosità di molti».
 

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