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Quest'anno il tradizionale spot di Natale, in onda dal 22 al 31 dicembre in tv e sul web in versione più estesa, racconta con tenerezza una storia speciale: quella di migliaia di soci Coop che non sono “più buoni” solo a Natale, ma si danno da fare tutto l'anno. Ecco come è nata e si è sviluppata l'idea.
Non ci sono i regali – almeno non quelli tradizionali –, l'abito rosso si vede, ma a volte è sotto un camice da cuoco, o sotto il grembiule di uno chef. Lui sorride come sempre, ma ha uno sguardo diverso, più umano, più profondo. Quello che vediamo quest'anno nello spot natalizio di Coop, in onda durante le feste in tv e online in versione più estesa, è un Santa Claus differente. Porta doni ai bambini, sì, ma nelle scuole, e sono penne e materiali scolastici. Consegna cibo agli animali nei rifugi, nelle mense caritatevoli, interviene in una casa durante un episodio di violenza domestica, cambia pannolini, atterra in un territorio di guerra per dare aiuto alla popolazione stremata, e infine dona un panettone a chi ne ha più bisogno.
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Un Babbo Natale speciale, dunque, che quest'anno ci manda un messaggio differente.
L'idea di fondo nasce pensando a chi è Coop, qual è la sua forza, spiega Giovanni Porro, direttore creativo e fondatore di “I'm not a robot”, l’agenzia a cui Coop si affida dal 2021 per la comunicazione: «Quello di Natale è per tutte le imprese un film diverso, che in un momento particolare dell'anno racconta la filosofia che è dietro a un brand. Ma dietro Coop e i suoi valori, le sue attività e le sue scelte, ci sono i soci delle cooperative. È ciò che la rende diversa dagli altri gruppi della Grande distribuzione, unica. Così abbiamo pensato: perché non approfittare della chiusura dell'anno per ringraziare proprio loro, i soci, visto che questo dicembre si chiude un anno densissimo di attività sul territorio, per le persone, per l'ambiente?».
Ecco allora il progetto creativo che ha portato sugli schermi questo Santa Claus che sbuccia cipolle asciugandosi gli occhi, e – lo vediamo nella versione lunga – va giù nei fondali armato di boccaglio e bombola a “curare” le posidonie. Il film resta natalizio, parla ai bambini e anche agli adulti, che in queste due settimane dell'anno sembrano ritrovare la parte più fanciullesca di sé, ma diventa un veicolo, spiega Porro, per far sentire la riconoscenza a tutti quei soci che ogni giorno vengono coinvolti nelle attività di Coop, animati dalla voglia di essere utili al prossimo.
«È come se attraverso quello che fanno ci dicessero “noi stiamo meglio se stanno bene anche gli altri”, e ci ricordassero che diventare socio Coop significa far parte di una comunità attenta non solo alle proprie necessità, ma anche a quelle di chi gli sta intorno. Abbiamo immaginato un Babbo Natale che li incarnasse tutti in una sola persona, che fosse più umano e reale, che non facesse solo felici i bambini il 25 dicembre, ma si desse da fare tutto l'anno».
Ogni scena del film evoca una delle tantissime iniziative targate Coop, quelle del 2025 e quelle precedenti, che si ripetono da anni: dalle raccolte solidali di “Dona la spesa”, dove grazie all’aiuto dei soci volontari vengono raccolti e distribuiti beni di prima necessità, cibo per animali e materiale scolastico, alle raccolte a sostegno della ricerca scientifica, della prevenzione alla salute, delle associazioni di pazienti; da Foresta Blu, il progetto per riforestare tratti di praterie di posidonie sulle coste, a “Close the gap” per l’inclusione e contro la violenza di genere; dalla raccolta fondi per la popolazione di Gaza, per finire con l'ultima iniziativa dei panettoni solidali, attraverso la quale, nei giorni precedenti al Natale, per ogni panettone o pandoro acquistato da un socio un altro ne è stato donato dalle cooperative a un ente o a un'associazione benefica.
Dietro la macchina da presa il norvegese Harald Zwart, che ha diretto tra gli altri il precedente film di Natale di Coop, quello in cui Babbo Natale ci lasciava a bocca aperta liberando le renne, e partiva su una slitta trainata da carrelli. «Zwart è un regista di cinema con una sensibilità straordinaria, ci ha aiutato a esprimere al meglio quello che volevamo comunicare, un compagno di viaggio con cui in perfetta sintonia», dice Porro. Anche questa volta il regista ha dato al film un suo sguardo originale, donando alle scene un sapore magico.
«Il Santa Claus che mostriamo è quello che lavora durante il resto dell'anno, ma non si espone: non tutti riescono a percepirne la presenza - spiega Zwart -. Abbiamo costruito il film in modo che fosse chiaro questo aspetto: i bambini possono vederlo a scuola, chi riceve da lui coperte e un panettone lo vede. Gli altri no, ma il suo passaggio lascia segni evidenti. È uno che fa del bene segretamente, un po' una metafora dei soci Coop».
Guarda il video del backstage:
Anche l'attore scelto per vestire i panni del protagonista, Peter Grindem, non incarna i canoni tipici del personaggio impresso nell'immaginario collettivo: è di rosso vestito, certo, ma barba autentica, rughe e sguardo ne danno una profondità diversa. «Cercavamo qualcuno che fosse realistico. E lui riesce a impersonare benissimo questo ruolo, a mandare il messaggio giusto, grazie anche ai suoi occhi dolcissimi. Peter incarna non solo lo spirito della festa, ma lo spirito dei soci», commenta il regista.
Il messaggio arriva dritto allo spettatore: non solo una buona spesa, anche il socio Coop, anche tutti noi, possiamo cambiare in meglio il mondo 12 mesi all'anno. Chiude Giovanni Porro: «Qui ogni scena mostra un comportamento, lo celebra, e più che una sola immagine, tutto l'insieme lascia alla fine nello spettatore la sensazione di avere assistito a qualcosa di importante».
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