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L’8 novembre, a Padova, Coop ha consegnato la prima borsa di tela contro la violenza di genere al Comitato giovanile della Fondazione Giulia Cecchettin. Riproduce un disegno di Giulia, e sarà in vendita nei negozi Coop in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, per sostenere le iniziative della Fondazione. Ma c’è un altro obiettivo, cuore della campagna “Dire, Fare, Amare”, condiviso con i ragazzi e le ragazze del Comitato: spiegare alle persone, soprattutto giovani, che la violenza si combatte con la cultura della parità.
Si dice che i cambiamenti più incisivi siano quelli che partono dal basso, da chi non si rassegna, vuole reagire, si unisce. È stato così anche per il Comitato giovanile della Fondazione Giulia Cecchettin. Nato dal gruppo di amici più stretti di Giulia, la studentessa uccisa l’11 novembre 2023, il Comitato ha iniziato a mettere radici all’indomani del femminicidio, quando ragazzi e ragazze si sono ritrovati stretti attorno a suo padre, Gino Cecchettin, e alla sua famiglia. È stato allora che hanno capito che c’era tanto da fare, perché troppo poco si era parlato di parità di genere e di prevenzione della violenza.
Quasi due anni dopo, l’8 novembre scorso, due rappresentanti del Comitato sono stati a Padova per incontrare i rappresentanti di Coop, che hanno consegnato loro la prima delle 90.000 borse di tela realizzate nell’ambito del progetto “Dire, Fare, Amare”. La shopper è decorata da uno dei disegni originali di Giulia, donato dalla Fondazione a Coop, e sarà distribuita nei negozi delle cooperative di consumatori in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, il 25 novembre. Per ogni esemplare venduto saranno devoluti 50 centesimi a sostegno delle iniziative della Fondazione.
«“Dire, Fare, Amare” di Coop è nata nell'ambito di Close the Gap, la campagna contro le discriminazioni di genere attiva da ormai cinque anni, e ha il suo focus sull’importanza delle parole e dell’educazione alle relazioni. Nei fatti, educare ai sentimenti significa prevenire violenze e prevaricazioni. Oggi siamo qui a Padova, dove con la Fondazione Giulia Cecchettin, Coop Alleanza 3.0 e Coop Reno abbiamo avviato un progetto per la formazione dei dipendenti, per portare l'educazione su questi temi sul territorio, tra le persone. La collaborazione con la Fondazione nasce da un sentire e da obiettivi comuni; l’edizione 2025 della borsa Close the Gap è il simbolo di questo progetto condiviso».Chiara Faenza, responsabile Sostenibilità di Coop Italia.
Una giornata carica di emozioni e di significati. La borsa ha un duplice valore, perché dai supermercati entrerà in 90.000 case, portando il suo messaggio potente. «L'educazione alle relazioni deve diventare una presenza costante nelle nostre vite, e questa iniziativa ci consente di far sì che il disegno di Giulia possa essere riconosciuto da quante più persone possibile. È un omaggio a lei, che sognava di fare l'illustratrice, ma ha un grande significato, perché si fa portavoce di un tema che non possiamo ignorare», sono le parole di Duccio Nicolò Dainelli, componente del Comitato.
Duccio non conosceva Giulia di persona, ma faceva parte della cerchia di amici e studenti che frequentavano lo stesso liceo, gli stessi posti, gli stessi sogni. «Vede – dice – finché certe cose non capitano a qualcuno che è vicino a te, pensi sempre che in un certo senso non ti riguardino, e nemmeno io avevo mai riflettuto sulle discriminazioni e la disparità di genere, gli stereotipi, il “mito” della mascolinità che condiziona tutti noi. Fino a quell'11 novembre non avevo mai preso in considerazione l'idea di essere un privilegiato in quanto uomo, non avevo mai dedicato neanche una volta un pensiero al tema delle differenze di genere, inconsapevolmente consideravo certi atteggiamenti la normalità».
Quando arrivò la notizia della morte di Giulia, Duccio era con la sua ragazza di allora. «Dopo lo shock, la mia prima reazione fu dire: “Io questo non lo farei mai”. Ma lei mi fece riflettere sul fatto che non avevo mai mosso un dito affinché queste cose non accadessero. Quelle parole, il vedere la reazione di tutte le persone intorno a me, il vivere indirettamente l'ingiustizia di una vita tolta senza nessuna colpa, a una persona meravigliosa, ha mosso in me qualcosa. Mi ha fatto ripensare a quante cose avevo dato per scontate nelle relazioni tra generi, quanto queste gabbie danneggino tutti noi, non solo le donne. Impediscono a noi uomini di esprimerci liberamente, ci costringono a inseguire un ideale di mascolinità rigido. Il contesto in cui ci muoviamo è in parte responsabile anche dei gesti come quello commesso contro Giulia».
Parole forti, ma che fanno il paio con quello che sociologi, psicologi ed esperti a vario titolo hanno sostenuto aderendo e appoggiando la campagna “Dire, Fare, Amare” di Coop, che punta proprio a riflettere sull’importanza delle parole e sul valore della prevenzione, tra i giovani in primis e tra le persone in generale.Con lo stesso obiettivo, il Comitato giovani della Fondazione Cecchettin porta il suo messaggio nelle scuole, nelle università e nelle associazioni. «È stato il padre di Giulia, Gino, per primo, a capire che la Fondazione doveva aprirsi a un pubblico più ampio, parlare a quelli che dovranno essere i veri protagonisti di una rivoluzione culturale, e ha così chiamato a raccolta gli amici di Giulia che gravitavano intorno alla sua casa e alla Fondazione. Mi sono unito a loro quasi subito, grazie ad amici comuni. Abbiamo lavorato nove mesi, da gennaio a oggi, con l'obiettivo di fare da ponte tra le generazioni e stimolare un cambio di prospettiva, partendo da temi come la parità di genere e la lotta a tutte quelle micro-violenze quotidiane che la cultura che ci ha educato a rispettare certi stereotipi ci impone» dice Dainelli.
Dopo mesi di lavoro si intravedono i primi risultati: i “Giovani per Giulia”, questo il nome delle loro pagine social, girano negli atenei, nelle scuole superiori, sono ospiti nelle radio universitarie. «Stiamo costruendo qualcosa di bello», è meraviglioso vedere che sono loro a chiamarci, studenti e insegnanti: stiamo ricevendo mail da tutta Italia». Matilde Costa, che è nel team che gestisce la comunicazione delle pagine social “Giovani per Giulia”, racconta che anche la risposta sui social è altissima. Sul petto ha bene in vista la spilla con il logo della Fondazione, un vaso colmo di fiori di campo, disegnato da Giulia. Aveva trascorso con lei una vacanza, assieme ad amici comuni, e anche lei ha sentito di voler fare qualcosa. «Tramite amici stretti ho saputo che da gennaio stava per nascere questo gruppo all’interno della Fondazione, secondo l'idea di Gino: un movimento di persone tra i 18 e i 30 anni che potesse affrontare le tematiche della parità di genere in modo un po' più fresco, vicino e colloquiale. Ecco qua, siamo al lavoro, ognuno con le sue mansioni. Il lavoro e lo studio ci hanno portato via da Padova, ma il fatto di essere sparsi in altre città e regioni ci arricchisce, ci rende una presenza diffusa sui territori. Possiamo portare le nostre parole più lontano, come un seme che viene sparso nei campi».
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