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Continua la campagna Coop per promuovere l’educazione alle relazioni tra le nuove generazioni. Con “Dire, fare, amare”, arrivano nei punti vendita i pacchi di fazzoletti di carta in edizione speciale: sulle confezioni, 5 parole per riflettere sull’affettività. Perché - come spiegano esperti dell’Accademia della Crusca - conoscere il significato delle parole è il primo passo per comprendere le cose.
Si fa presto a dire amore. Dietro la parola forse più consumata di sempre possono nascondersi abusi, violenze, possesso, concetti che nulla hanno a che vedere con il suo significato. Ce lo dicono le cronache, con l’elenco di femminicidi che anche nel 2025 continua ad allungarsi, e ce lo dicono i giovani, fragili e insicuri, a disagio nelle relazioni, spesso incapaci di gestire i rapporti con l'altro sesso e con gli altri in modo equilibrato.
All’origine dei significati
Amore, però, racchiude tante altre cose, e, per dirla con le parole di Rita Librandi, vicepresidente dell’Accademia della Crusca, non è casuale che sia tra le 2 mila voci fondamentali del nostro vocabolario, quelle senza le quali i non potremmo comunicare. «È una parola antichissima, la incontriamo per la prima volta nel 1190, e sin dalle sue origini ha avuto una connotazione positiva, comporta il desiderio di preservare l'oggetto del nostro amore e di procurare la sua felicità. Questo significato permane ancora. Tant'è vero che quando la sentiamo non possiamo che provare una sensazione positiva».
Parole per riflettere
Forse è proprio da qui, allora, che si deve partire, dal significato delle parole, per iniziare a riflettere e a far riflettere sul tema delle relazioni. È la ragione per cui Coop, nel quinto anno di Close the gap, la campagna per l’inclusione e contro le discriminazioni di genere, ha lanciato “Dire, fare, amare”, una nuova iniziativa per parlare dell'importanza dell’educazione alle relazioni, a partire dai giovani e dalle scuole. Dopo la survey condotta nei mesi scorsi, per indagare sulla percezione delle famiglie intorno a questo tema, Coop prosegue con una nuova azione, che è simbolo ma anche sostanza. Ha "vestito" di nuovo i pacchi di fazzoletti di carta a marchio Coop, che sono nei negozi in una confezione in edizione speciale, dove sono stampate cinque parole: amore, consenso, fiducia, rispetto, ascolto. L'obiettivo è portare un messaggio nelle case, attraverso prodotti di uso comune.
“La lingua è politica”
Si parte dalla parola, dunque, e non per caso. «La lingua è politica, le parole sono lo strumento più potente che l'uomo possiede per leggere il mondo, interpretarlo, cambiarlo», dice la vicepresidente dell’Accademia della Crusca. L’Accademia è stata coinvolta nella campagna di Coop con il ruolo di ricostruire origine e storia delle cinque parole, spiegarne la storia, il peso e la valenza, e aiutarci a comprendere l’uso che oggi ne facciamo nel linguaggio comune, perché conoscere il senso di ciò con cui ci esprimiamo, spiega Librandi, è il primo passo verso la comprensione dei fenomeni: «Le parole hanno un peso, se le adoperiamo senza renderci conto del loro significato finisce che non riflettiamo sufficientemente sulle nostre azioni, su quello che facciamo. Uno dei limiti più diffusi tra le nuove generazioni è l’uso improprio delle parole: spesso vengono adoperate senza conoscerne esattamente il significato e il modo in cui vanno inserite nel contesto. Non si tratta solo di un problema linguistico, è un errore che limita la riflessione, l'apprendimento della realtà». Anche solo andare un po’ più a fondo, scavare nell’etimologia delle cinque parole scelte per “Dire, fare, amare” e ragionarci sopra può aiutare a diffondere una maggiore consapevolezza sui temi dell’affettività: «Prendiamo la parola amore», prosegue la linguista: «La necessità di caratterizzarla in modo negativo ci ha spinto ad associare nel tempo a questo vocabolo aggettivi negativi, sempre legati alle malattie: amore tossico, amore malato, ecc. Questo la dice lunga, ci fa capire che nei fatti gli uomini non sono fatti per amare in modo aggressivo o negativo, per sopraffare gli altri. Nella vita, l'amore vero è qualcosa che genera solo positività».
Quel nesso tra relazioni e convivenza civile
Così accade per gli altri temini: “ascolto”, che è il risultato dell’azione ascoltare, è diverso da sentire o dire, comporta che la persona interessata metta in azione intelligenza, interpretazione, per comprendere il pensiero dell’altro, senza necessariamente cambiare la sua idea. E rispetto è il risultato di un’azione che significa guardare con stima e considerazione. «Queste cinque parole sono alla base di un'educazione alle relazioni, ma sono importanti e fondamentali non solamente nei rapporti interpersonali, sono alla base della convivenza civile - aggiunge Federigo Bambi, accademico della Crusca-. Il consenso, per esempio, ha a che fare con la partecipazione sociale, è il consenso che i padri costituenti trovarono durante la stesura della nostra Costituzione, è il compromesso che va perseguito, lo strumento per trovare alle diverse idee e ideologie una base comune».
Le famiglie e il bisogno di un’educazione affettiva
Quanto sia sentito il bisogno di parlare di questi argomenti, e di fare educazione affettiva, emerge chiaramente dalla survey “La scuola degli affetti” promossa da Coop in collaborazione con Nomisma, con la direzione di un comitato scientifico formato da Linda Laura Sabbadini, ex dirigente del Dipartimento per le Statistiche sociali dell’Istat , Elisabetta Camussi, docente di Psicologia Sociale all’Università Milano Bicocca e presidente della Fondazione Ossicini, Enrico Galiano scrittore e insegnante.
«Le famiglie ci hanno detto che per la maggior parte degli adulti non è stato possibile avere un'educazione alle relazioni all'infuori della famiglia di origine: tante cose si sono dovute imparare crescendo. E non è certo casuale che il 70% dei rispondenti chieda che ci sia l'educazione alle relazioni a scuola come disciplina, e solo un 9% o dichiari del tutto contrario a questa ipotesi», spiega Camussi.
«Il campione di intervistati con figlie e figlie minorenni dice che al crescere dell'età la relazione peggiora e il timore dei genitori è di non avere le parole, di non sapere cosa dire in modo adeguato e di suscitare ansia, disturbarli, addirittura provocare un'ulteriore chiusura. Non è casuale che chiedano educazione alle relazioni diventi obbligatoria nelle scuole, tenuta da insegnanti accuratamente formati, psicologi e psicologhe, e a partire dalla scuola elementare, e per il genere femminile un 35% la vorrebbe alla scuola dell'infanzia». Servono le istituzioni, anche perché, ragiona la psicologa, se le istituzioni non lavorano su una serie di questioni quello spazio viene occupato da soggetti che non hanno titolo, che fanno danni ben peggiori.
Coop: sul territorio per tenere accesi i riflettori
Parte da qui l’impegno da Coop, che dopo la survey e l'edizione speciale dei fazzoletti di carta prosegue il suo lavoro coinvolgendo associazioni, enti, e istituzioni, per continuare a tenere alta l’attenzione sull’importanza di prevenire la violenza di genere attraverso l'educazione alle relazioni nelle scuole. «La scuola è il primo momento di aggregazione di futuri cittadini, il primo momento in cui incontrano le istituzioni, con la società civile. Se scuola e famiglia si alleano per fare educazione affettiva nella aule scolastiche, ciò restituirà alle nuove generazioni anche la consapevolezza che la società civile c’è, ha indirizzi, regole, doveri, e potrà contribuire a rafforzare in loro il senso di appartenenza e il senso delle istituzioni - spiega Maura Latini, presidente Coop Italia-. Quello che farà Coop, e che stiamo ancora definendo, è tenere aperto il dialogo, il confronto con la società, le istituzioni, le associazioni, le persone e le famiglie, ragionare insieme a tutti questi soggetti, e magari spingere le istituzioni a fare quello che in 50 anni, dopo 16 proposte di legge approdate in Parlamento non ha mai portato a nulla: inserire l’educazione alle relazioni nelle scuole, tra chi ne ha più bisogno».
LE SCHEDE A CURA DELL'ACCADEMIA DELLA CRUSCA
ASCOLTO“Ascoltare richiede una nostra partecipazione attiva, un’attenzione che ci permette di comprendere e interpretare i suoni o le parole che ci vengono rivolte. L’ascolto ci coinvolge mentalmente, perché implica lo sforzo di capire il significato profondo di ciò che ci viene detto, di coglierne sia il messaggio talvolta nascosto sia le emozioni che lo accompagnano”.
AMORE“Nel significato di amore rientrano tutte le parole individuate per promuovere l’educazione alle relazioni e agli affetti; tutte possono essere adoperate per definirne la natura: amore è fiducia nell’altro, è capacità di ascolto, è rispetto della persona verso cui rivolgiamo il nostro sentimento ed è consenso verso le sue decisioni”.
CONSENSO“È parola antica: ripresa nel Trecento in via dotta direttamente dal latino consēnsus, indica ‘il sentire con’, ‘il sentire insieme’, ‘l’accordo’. È la ‘reciproca volontà’, l’‘accordo’ che le parti raggiungono quando stipulano un contratto (…); è il ‘permesso’, l’autorizzazione che dà colui che ha autorità su qualcuno o su qualcosa; (…) In senso estensivo il consenso è il gradimento che si esprime nei confronti di qualcosa, ad esempio in riferimento a una parte politica”.
RISPETTO“Si tratta di un concetto fondamentale, che – per essere praticato – va compreso nel suo significato profondo, che lo rende certamente subordinato all’amore (tra due coniugi all’antico amore può subentrare il rispetto reciproco, e non è detto che sia poco…), di cui pure costituisce la base, perché implica una considerazione per l’altro e per le sue esigenze, che costringe a essere meno egoisti”.
FIDUCIA“Fiducia significa ‘convincimento che qualcosa o qualcuno corrisponda alle proprie aspettative, motivato da una vera o presunta affinità elettiva o da uno sperimentato margine di garanzia”.
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