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Nasce da un gruppo di giovani attiviste la campagna per affermare che il ciclo non può essere un lusso. Così, dopo la decisione del governo di riportare l’iva al 10% sugli assorbenti igienici femminili, riparte la petizione su Change.org. Obiettivo: riaprire la discussione su una tassa ingiusta per tutti.
Ci sono battaglie che sembrano vinte, fino a che non ti ritrovi all’improvviso al punto di partenza, o lì vicino, come in un bizzarro gioco dell’oca. Allora non resta che rimboccarsi le maniche e andare avanti. Con la Tampon tax è andata così: la campagna contro l’Iva sugli assorbenti al 22% è riuscita in pochi anni a spingere due diversi governi ad abbassare l’imposta, prima al 10 e poi al 5%. Fino a che, a gennaio, il governo Meloni ha fatto marcia indietro. Ma quelle ragazze che nel 2018, poco più che ventenni, decisero che il loro movimento - Onde Rosa - doveva dichiarare guerra a una “tassa ingiusta sulle donne”, non vogliono mollare. E hanno deciso di ripartire. Al loro fianco c’è ancora una volta Coop, che nel 2021 ha sposato la causa, mettendo in campo tutta la spinta dei suoi grandi numeri.
La misura era stata annunciata da mesi ma a fine dicembre, con l’approvazione definitiva della legge di Bilancio è diventata ufficiale. Da gennaio 2024 l’Iva su assorbenti femminili, pannolini per neonati e anziani e su altri prodotti per la prima infanzia, come il latte in polvere, è tornata al 10%, di fatto raddoppiando. Questo mentre Germania, Spagna e Francia hanno fissato da tempo l’aliquota rispettivamente al 7, al 4 e al 5,5%, e altri Paesi, come la Scozia, hanno resi gli assorbenti addirittura gratuiti dal 2022. Un passo indietro sostanziale che ha fatto ripartire la mobilitazione.
«Con Coop abbiamo ripreso da dove eravamo rimasti, 685.000 firme. Abbiamo riaperto da gennaio la petizione su Change.org e puntiamo ora al milione di adesioni. Lo slogan di qualche anno fa era: “Il ciclo non è un lusso”, oggi l'abbiamo ribattezzato “il ciclo è ANCORA un lusso”. Come negarlo? Questa tassa colpisce le donne, le famiglie con figli, le persone anziane, e anche gli uomini, che partecipano alle spese familiari spesso in misura maggiore, avendo più capacità di spesa», dice, per niente rassegnata, Carolina Faccini, cofondatrice del movimento Onde Rosa. Nel frattempo, fino a fine aprile 2024 Coop manterrà sugli assorbenti a proprio marchio l’Iva al 5%, congelando e facendosi di fatto carico dell'aumento dell'Iva, per non scaricarlo sulle consumatrici.
UN MOVIMENTO AL FEMMINILEOnde Rosa è nata in modo informale nel 2016, come un collettivo di giovani studentesse lombarde appassionate di politica e di temi sociali. «All'epoca avevo 23 anni, con le cofondatrici siamo sette in tutto ed ero la più “vecchia”. Avevamo voglia di parlare delle cose che riguardano le donne, le disparità che ci sono nella scuola, all’università, nel lavoro e nella politica, e con questo obiettivo abbiamo iniziato a organizzare riunioni in cui ci confrontavamo su argomenti con cui di solito parlavamo tra amiche», spiega Carolina. È in una di queste discussioni che è nata la battaglia contro la Tampon tax». Perché la Tampon tax? «Era un argomento che ci scaldava il cuore perché ci riguardava da vicino, noi come tutte le donne. Abbiamo iniziato a informarci su ciò che accadeva all'estero: l’Italia era uno dei pochissimi paesi in Europa ad avere sugli assorbenti un’Iva così alta. Ci siamo dette “facciamo qualcosa, facciamo rumore”. È iniziato il tamtam su Whatsapp, sono nate la pagina Instagram e la petizione sul web, nel 2018, la prima sul tema. Oggi Onde Rosa si presenta sui social con “Siamo quelle del ciclo di lusso”, le fondatrici sono cresciute - Carolina ha 29 anni - alcune fanno politica attiva, come Gaia Romani e Silvia De Dea, rispettivamente assessora ai Servizi Civici e policy advisor del gabinetto del sindaco, nel Comune di Milano, ma tutte ancora credono fermamente nella battaglia che hanno intrapreso insieme, come Carolina.
DA 0 A 650.000 FIRME«La cosa più sorprendente, all’inizio, è stato vedere come, parlando di questo tema, tante donne prendessero coscienza del problema: c'è stato il risveglio di mamme, zie, amiche. La maggior parte di loro non si era mai resa conto, prima di allora, che da una vita pagava il 22% di Iva sugli assorbenti, come se non fossero beni di prima necessità. Sugli alimentari l'Iva è al 4-5%, sui medicinali al 10%». Sui social e sulla carta stampata si inizia a parlare sempre più di questo tema, nascono altre petizioni. Un paio di anni dopo Change.org propone ai promotori di riunire in un'unica raccolta le diverse petizioni nate sul web, per dare più forza alla campagna. Poi arriva Coop, che a gennaio 2021 appoggia la mobilitazione. «È stata una svolta», dice l'attivista: «La forza di una grande impresa che sposava la nostra battaglia ci ha dato la possibilità di raggiungere un pubblico nuovo. Arrivare a più di mezzo milione di firme è stato un attimo».
NASCE CLOSE THE GAP
È il marzo 2021, Coop decide di unirsi al collettivo e attivarsi in prima persona contro la Tampon tax. Il sostegno alla raccolta di firme diventa la prima azione della campagna “Close the gap - riduciamo le differenze”, nata dalle cooperative di consumatori con l'obiettivo di promuovere a tutti i livelli la parità di genere e combattere il gender gap. Una campagna che continua e ancora oggi conta decine di iniziative, dai corsi di formazione per il personale e i fornitori, alla campagna per sostenere le donne iraniane. In quell’occasione, per la settimana dell'8 marzo - dal 6 al 13 marzo 2021, l'insegna ribassa il prezzo di tutti gli assorbenti in vendita, come se l’aliquota Iva fosse ridotta al 4%, e lancia una edizione speciale degli assorbenti “Vivi Verde Coop”, per rilanciare la petizione. L'esperienza si ripete anche a ottobre 2021, quando la raccolta raggiunge le 650.000 firme e il governo Draghi, per la prima volta, taglia l'imposta dal 22 al 10%. Coop rilancia e trasforma più di 250 punti vendita in presidi informativi a sostegno della campagna “Stop Tampon Tax”. Questa volta viene ribassato il prezzo su tutti gli assorbenti femminili Coop, così da simulare il passaggio dell’Iva al 4%. Poco più di un anno fa, con la Finanziaria 2023 del governo Meloni, l'aliquota Iva sui prodotti per la prima infanzia e sui prodotti per l'igiene femminile scende finalmente al 5%. Fino a fine anno, quando lo stesso governo decide di tornare sui suoi passi.
PRONTI A RIPARTIRE
«Dunque, si riparte con nuovi obiettivi - spiega Carolina -. Ci sono ancora tante persone da raggiungere, ora dobbiamo agganciare chi ancora non conosce il tema, mostrargli i risultati già raggiunti e far capire che, anche se non puoi opporti direttamente ai rincari, puoi smuovere le coscienze e fare battaglie culturali». La tesi sostenuta da chi appoggia il ritorno dell’Iva al 10% è che abbassare l'aliquota non abbia influito sui prezzi finali dei prodotti, e che inflazione e speculazione abbiano lasciato invariato il prezzo, vanificando ogni sforzo. «Ma se i prezzi salgono e qualcuno se ne approfitta, non si possono colpire i consumatori finali!», ribatte Carolina: «Dai nostri conti emergeva che abbassare l’Iva dal 22 al 4% sarebbe costato all’Erario 94 milioni all'anno. La Ragioneria di Stato ci ha sempre ribattuto che la cifra era molto più alta, senza dirci quanto. Oggi non sappiamo effettivamente quanto pesi la misura sulle casse statali. Di certo, non sono quei milioni a salvare il bilancio pubblico. Possono però sollevare le famiglie. Vogliamo riportare questo tema sui tavoli di discussione e rendere consapevoli le famiglie di quanto sia ingiusta questa stessa, specie ora che provocherà nuovi aumenti».
Close The Gap
Per promuovere la parità di genere femminile, combattere le disparità e ridurre le differenze.
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