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Ci sono prodotti che segnano l'inizio di una storia e, per la famiglia Garesio, il Barbera Nizza è questo. «È stato il primo vino prodotto dai miei genitori, nel 2010. Non siamo viticoltori da generazioni, veniamo da Torino, ma l'amore per queste terre meravigliose e la passione per il buon vino li hanno spinti a fare una scommessa: acquistare un ettaro e mezzo di vigneto di Barbera a pochi chilometri da Nizza Monferrato e diventare produttori di vino. All'inizio si è trattato solo di alcune migliaia di bottiglie, poi non si sono più fermati. Ed eccomi qui». Giovanna Garesio, 35 anni, una laurea in Economia che sembrava la portasse altrove, dal 2017 è alla guida dell'azienda di famiglia, la Cantina Garesio, diversi ettari di vigneti tra il Monferrato e la tenuta di Serralunga d’Alba, tra le colline delle Langhe del Barolo: 85.000 bottiglie all'anno tra Barbera, Nebbiolo, Barolo. Il suo Nizza Docg viene venduto con anche il marchio Fior Fiore da Coop: un'eccellenza che si fa ambasciatrice di quelle terre in tutta Italia, grazie a una partnership iniziata ormai tempo fa.
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I suoi ci avevano visto giusto...
Sì, da allora hanno continuato. Hanno acquistato altre vigne nelle Langhe, a Serralunga d'Alba, dove hanno ristrutturato una cantina e iniziato a produrre altri vini. Poi quella passione di famiglia è passata a me, un fatto non scontato. Il vino mi ha affascinato sin da piccola, ma mi ero trasferita a Milano. Ho sentito però il richiamo della mia terra e, dopo il corso da sommelier, sono tornata.
Cosa ha guidato i suoi e spinto lei a fare lo stesso?
Il grande amore e il rispetto per queste terre e per ciò che esprimono, sicuramente un sentimento che si riflette anche sulla nostra filosofia di produzione. Tutte le nostre vigne possiedono la certificazione di produzione integrata sostenibile, alcune hanno anche la certificazione biologica. Il nostro principio guida è intervenire il meno possibile, quando necessario, e lasciare che il terroir si esprima al meglio. Cerchiamo di ridurre al minimo l’utilizzo dei prodotti chimici di sintesi, con l'idea di essere il più sostenibili e rispettosi possibile verso l'ambiente naturale. Non siamo un'azienda sconfinata, avendo una superficie gestibile riusciamo a operare in modo puntuale quando necessario, in ciascuna parcella agricola.
Come si riflette questo sulla produzione?
Cerchiamo di esaltare nel prodotto quello che il vitigno esprime. I vini che produciamo diventano espressione e ambasciatori del territorio da cui provengono. Siamo anche fortunati, in un certo senso, perché le nostre vigne sono nella zona di Nizza Monferrato e nelle Langhe, terre dove rispettivamente Barbera e Nebbiolo si esprimono al meglio.
È così anche il vostro Nizza? Come lo descriverebbe?
Il Nizza è nato come Docg nel 2014, è quindi abbastanza recente, ma è considerato una delle “Super Barbera piemontesi”. Infatti, il Nizza ha un disciplinare molto rigido, con una zona di produzione abbastanza ristretta, cioè l’area intorno a Nizza Monferrato, che è da sempre tra le più vocate per la Barbera.
Sono vini che hanno una grande freschezza e una bella mineralità e struttura. Il nostro Nizza ha un grande potenziale di invecchiamento e in cantina affina in grandi botti di legno, da 50 ettolitri. Questo fa sì che il legno ammorbidisca l'acidità della barbera, senza che il sentore del legno modifichi le sue caratteristiche. Mi piace definirlo un vino elegante, che presenta sempre un bell'equilibrio.
Che aggettivi gli darebbe?
Completo e versatile, equilibrato ed elegante. Un po' un manifesto di ciò in cui crediamo: sostenibilità, qualità, territorialità. La volontà di valorizzare i vitigni e di rispettarli, con cura e attenzione.
Dal 2017 è entrata in azienda ed è poi subentrata alla sua guida, in un mondo prevalentemente maschile. Il tocco di una donna può portare qualcosa in più in questo settore?
Penso che la qualità di una produzione non dipenda dal genere, ma su alcune cose le donne hanno una sensibilità maggiore. Siamo più aperte all'accoglienza, più curiose, più collaborative. E abbiamo anche un palato diverso... una diversa sensibilità nella degustazione dei vini, che non può che portare del valore aggiunto.
È per portare questo messaggio che è nel direttivo delle Sbarbatelle, gruppo di donne produttrici di vino under 40?
La nostra associazione nasce da un evento dell'Associazione Italiana Sommelier organizzato diversi anni fa. A partire da quell'incontro abbiamo iniziato a tessere relazioni e collaborare tra noi produttrici, e man mano ci siamo rese conto che si era venuta a creare talmente tanta coesione e voglia di fare le cose insieme che abbiamo deciso di costituire un'associazione. L'associazione vera e propria è nata due anni fa, ma siamo già circa un centinaio in tutta Italia.
Qual è il vostro obiettivo?
Pensiamo che sia fondamentale riuscire a fare network, a scambiarsi opinioni e, perché no, anche opportunità commerciali. Insieme si fa massa critica, si organizzano eventi rivolti al grande pubblico, si partecipa a iniziative dove chi non ha una grande azienda alle spalle non riuscirebbe a prendere parte. Noi donne riusciamo benissimo a collaborare tra noi, mettendoci insieme possiamo fare grandi vini, e grandi cose.
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