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A Modena l'area delle Officine dell'ex filovia è un luogo “storico”, uno di quei posti dove si è costruita l'identità della città moderna e industriale. Dietro le vetrate dello stabilimento di cemento e ferro, nei primi del '900 venivano riparati i tram che per la prima volta portavano i cittadini nelle diverse zone della città. In quell'area si sono aggiunti col tempo il deposito e gli uffici, ci sono state costruzioni e demolizioni, i tram hanno fatto posto ai filobus, e alla fine sono andati via pure quelli. Bisognava aspettare gli anni 2000 per restituire alla città questo pezzo della sua identità.
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Da modenese, Massimiliano Marani lo sa bene ed è orgoglioso di aver contribuito a questa “impresa”, occupandosi per Coop Alleanza 3.0 - come responsabile di commessa - della realizzazione del supermercato Coop di via Sigonio, che sorge proprio lì dove erano le officine della municipalizzata Amcm, un pezzo di contemporaneità che porta servizio in un'area di rinascita. È la sintesi, spiega, di come l'innovazione possa generare benessere senza cancellare il passato. «Il merito non è solo nostro», premette. «Il supermercato è parte di un progetto partecipato di riqualificazione partito prima del 2016, che ha visto protagonista il Comune con diversi soggetti privati, e su cui Coop è arrivata successivamente, con l'idea di un supermercato da donare alla città». Inaugurato giusto un anno fa, a maggio 2025, il punto vendita sorge all'interno di quello che oggi si chiama “Parco della creatività”, accanto al Teatro delle Passioni. Con i suoi 900 metri quadrati di superficie e 45 lavoratori, nasce per essere un presidio di quartiere, in particolare per la spesa alimentare, spaziando dai prodotti di primo prezzo a quelli d'alta gamma, dai pronti da mangiare alla gastronomia, e naturalmente all'ortofrutta, che guarda soprattutto ai prodotti locali.
Qui si viene spesso a piedi o in bici, spiega Marani, per la spesa giornaliera o settimanale, in particolare per chi accede dall'ingresso del negozio che dà sulla galleria. «La Coop di via Sigonio non è il classico supermercato dove si arriva in auto, si parcheggia e poi si riempie il bagagliaio, ma il luogo che si raggiunge piano, passeggiando. Chi arriva dalla galleria, che collega il Parco della Creatività all'area pedonale del centro cittadino si gode lo spettacolo delle vetrate illuminate di giorno, e l'effetto della luce interna che sparge il chiarore fuori, alla sera, oppure la bellezza delle cancellate in ghisa che erano parte della struttura originaria, e che sono state recuperate».
Fuori come all'interno, l'obiettivo di chi ha progettato e realizzato il negozio è stato non tradire l'essenza del luogo, conservandone i tratti architettonici e le peculiarità di un'area industriale, pur riadattando le superfici ai bisogni di un punto vendita. «La sfida non era semplice. Anche se esternamente l'immobile aveva tutte le caratteristiche per rispondere alle nostre esigenze, andava reso compatibile con le norme attuali di sicurezza, riqualificato in armonia con tutta l'area. C'erano tutte le difficoltà che incontra chi interviene in un luogo che per anni è stato dismesso, e che chiede una nuova vita e una nuova destinazione. L'intero lavoro è stato eseguito di concerto con l'impresa che aveva vinto il bando per l'intera area, e abbiamo chiesto la consulenza di architetti come Paolo Lucchetta, uno dei massimi nomi a livello europeo nel retail design», spiega Marani. L'intervento ha richiesto un investimento di 10 milioni di euro, serviti per riadattare gli spazi, rispettando metrature e caratteristiche, migliorare l'immobile dal punto di vista sismico, bonificarlo dall'amianto, recuperare altre aree come il cortile interno, che è stato valorizzato con una struttura in acciaio, tutto sotto l'occhio attento della Soprintendenza ai Beni Architettonici.
Innovazione e storia si sono dunque fusi, e oggi il negozio richiama qua e là il passato cittadino: il reparto ortofrutta è disegnato per creare un “effetto piazza” e ha scaffalature basse che richiamano quelle dei mercati cittadini, una riferimento al fatto che negli ultimi vent’anni parte dell'area era stata utilizzata come succursale del Mercato Coperto. Ogni dettaglio architettonico, persino gli elementi di arredo sono stati scelti dopo una lunga valutazione, e sono oggi oggetto di racconto, come racconta Marani: «Il pavimento, per esempio, avrebbe dovuto essere in calcestruzzo, ma il materiale non è certo adatto a un supermercato, è permeabile alle macchie, polveroso, difficile da manutenere. C'è stata una lunga ricerca sulle tipologie di pavimento che davano un effetto cemento, e per ottenere fughe dello stesso colore, e alla fine la soluzione trovata è piaciuta moltissimo anche alla Soprintendenza». Il punto di orgoglio? «Il piano soppalcato, che oggi si presenta tutto in acciaio, con una terrazza metallica a falde che nasconde gli impianti alla vista dei visitatori. In un “normale supermercato” non ci sarebbe stato problema a lasciare gli impianti a vista, qui abbiamo ideato una struttura di mitigazione, che non snaturasse eccessivamente il luogo».
La riqualificazione dell'intera area, di cui Coop occupa oggi il 20%, è ancora in divenire. Si attende che il Teatro delle Passioni prenda posto nella nuova area assegnatagli, si aspettano gli uffici e il ristorante in galleria, ma il supermercato è già punto di riferimento di quartiere con un indice di gradimento che supera il 70%. «Gli edifici residenziali della zona sono stati ultimati da poco, chi verrà ad abitare qui avrà già la sua Coop vicino a casa, e anche di questo siamo orgogliosi. Generalmente i supermercati vengono collocati in aree già densamente abitate, quartieri definiti dove è forte il bisogno di servizi. In questo caso Coop Alleanza 3.0 – ed è qui che lo spirito cooperativo emerge in tutta la sua distintività – si è inserita in un contesto tutto da reinventare, ha scommesso per essere parte di un cambiamento e per riqualificare la città, portando servizio e bellezza. Anche questo fa parte della nostra natura: non desideriamo portare un modello di negozio sempre uguale in tutte le città, ma punti vendita che in ogni luogo si fondono con il contesto, sforzandoci di trovare la soluzione migliore per integrarli con il tessuto urbano, rispettare l'esistente, condividere il futuro».
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